Pete DohertyImage via WikipediaAvolte ritornano. Barba di tre giorni, baffo che conquista, sguardo malandrino. Eccoli i seduttori bruni, muscolosi e tozzi che fanno girare la testa alle donne. Targati doc con lo slogan «Italian stallon» stampato sulla maglietta - che fascia i pettorali - sopra la foto di Silvester in posa da culturista. Dolce e Gabbana rilancia il «masculo» siculo, il picciotto sanguigno e ruspante, figlio di quel trend al testosterone promosso, sempre dai due stilisti, qualche anno fa con le scritte «Italians do it better» (gli italiani lo fanno meglio) su una marea di T-shirt.

«Virilità fashion atto secondo», potrebbe essere il titolo della collezione ritorno alle origini che ieri ha sfilato in passerella, ma anche il riassunto di un mondo adulto - dai 25 ai 40 anni - teso a recuperare le sue stigmate maschie. Un mondo che nel linguaggio estetico si contrappone a quello dei giovanissimi fan del rock british, alti e allampanati, arruffatelli e magrolini; aria fragile ma non dannata alla Pete Doherty. Son giunchi di salute quelli che da Burberry Prorsum recuperano le camicie bianche stazzonate con i pantaloni sottili di tartan tinto di nero, la pancerina di lana in vita uguale al proteggi collo ad anello dove i motivi scozzesi esplodono dilatati.

Voglia di tenerezza, di calore casalingo un po’ trasandato tradotto con grandi e soffici maglioni. In comune questi due tipi d’uomo, che s’incontrano sulle pedane dedicate al prossimo inverno, hanno il mood intimista. Anche il conquistatore che viene dal Sud è un romantico, riparte dai punti fermi come la famiglia e i veri valori. «Indossa smoking fatti di nastri intessuti al telaio, sintesi del bisogno di intrecciare relazioni autentiche, faccia a faccia con gli altri, come un tempo. Altro che Facebook. I contatti virtuali non fanno per noi, meglio dal vivo. Pochi ma buoni. Magari ricevendo in casa con abiti comodi. Oppure uscendo la sera con qualche tocco eccentrico alla Visconti, con i lampi dei colori da paramento», spiegano Dolce e Gabbana.

I Killer scandiscono la sfilata cantando «Human», sintesi perfetta di quest’uomo più umano che accorcia le distanze, piacevole da toccare e guardare quando passeggia la domenica vestito di nero, il vezzo antico del fazzoletto bianco stretto in mano come nelle immagini d’antan in bianco e nero che 25 anni fa hanno acceso l’estro dei Dolce e Gabbana. E black and white sono le foto dell’Inghilterra tranquilla, familiare e fumosa di Bill Brandt da cui ha attinto lo stilista di Burberry Prorsum, Christopher Bailey.

In momenti destabilizzanti come questo tutti cercano un’identità. Anche i ragazzi di Costume National scompongono e ricompongono il guardaroba per creare nuove formule fatte di ieri e oggi, di gilet tradizionali sposati a golf tricottati dalla nonna, magliette rock e pantaloni di vigogna, con gusto maldestro e attuale. L’abito per cercare lavoro? Un gessato of course, tre taglie di meno però, Navarra lo suggerisce con i calzoni corti che scoprono la caviglia.

Rude e country, altra faccia del maschio-macho, è il cowboy di Pignatelli a caccia d’oro in montagna. Un tipo alla «Cuore Selvaggio» che quando smette la tenuta da lavoro si veste come un nababbo, compra giacche tuxedo di pitone, passeggia ad Aspen con paltò di cachemire lunghi fino ai piedi, doppiati di volpe.

Il lusso spesso è nascosto nella ricerca certosina: sembrano di nabuck i giubbotti di C.P. Company in jersey di poliestere; sono in pelle termo saldata al cachemire i bomber di Trussardi effetto tatuaggio. Per intenditori arrivano le giacche di Jil Sander a forma di clessidra, sagomate al punto da far sembrare «fisicato» anche i più mingherlini.
LASTAMPA.it
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