Non è un fenomeno transitorio legato a un preciso periodo della vita di una donna. E non è una moda, e tantomeno un vizietto. Si parla della bisessualità.
Che sia un qualcosa di più profondo lo dice una nuova ricerca condotta, nell’arco di dieci anni, su 79 donne non eterosessuali. Lo studio partito dall’Università dello Utah, è stato poi pubblicato sulla rivista Developmental Psychology. Il risultato è quantomeno rivoluzionario: nelle donne bisex, l’attrazione per entrambi i sessi non subisce variazioni nel tempo. Il che vuol dire che una storia con un’altra donna è, per la donna, qualcosa di radicato nel profondo e non una trasgressione passeggera. Ma non si parla di omosessualità. Lisa Diamond, psicologa coordinatrice della ricerca, ha condotto le interviste personalemnte a partire dal 1995, su un campione di donne dello stato di New York tra i 18 e i 25 anni, che si definivano lesbiche, bisessuali o comunque non etero.

Ecco quanto riferisce la Diamond a ricerca ultimata: “Sono giunta alla conclusione che la bisessualità femminile, più che una fase, rappresenti una stabile “identità” di genere. Se si fosse trattato di una fase transitoria sarebbe emerso. Ci sarebbe stato un cambiamento di identità e di relazioni, invece il modello di attrazione non-esclusiva è rimasto inalterato, persino tra le donne che si sono sposate. Il che smonta la convinzione che si tratti prevalentemente di una condizione temporanea. Anche le donne etero, aggiunge Lisa Diamond- tendono infatti a sperimentare, più facilmente, desideri e comportamenti con persone dello stesso sesso. Ma se sono prevalentemente eterosessuali, si tratterà solo di esperienze che non apporteranno modifiche alla loro identità sessuale”. Vero è, in generale, che le giovani pero’ si sentono oggi sessualmente più libere di sperimentare, e questo porta ad avere esperienze prima di donne di altre generazioni. Quanto è destabilizzante o decisivo? Alessandra Corsini, psicoterapeuta: “Negli ultimi decenni è sicuramente aumentata l’ostentazione per la bisessualità contribuendo a dare l’impressione che questo comportamento sia in “uso” per mera trasgressione o per fenomeni di “moda”. Posso però affermare, senza tema di sbagliare che l’orientamento sessuale non può esser cambiato secondo la moda, ma si tratta di qualcosa insito nella nostra psiche, nel nostro codice genetico e che quindi fa parte della nostra personalità”.

Gli psicologi Marco Baranello e Emanuela Sabatini hanno condotto recentemente una ricerca sull’immaginario erotico delle donne. Dalla ricerca emerge una propensione delle donne eterosessuali a fantasie erotiche che includono rapporti con altre donne, arrivando addirittura ad un 75 per cento dei casi in cui le interpellate hanno, nelle fantasie, rapporti di tipo bisessuale, quindi sia con uomini che con donne. I curatori: “E’ possibile che ciò avvenga perché la quasi totalità delle donne ha sviluppato i propri desideri sensuali/sessuali nel contatto con la figura materna. La fantasia omosessuale, in questo caso, non fa altro che garantire una “continuità” naturale del contatto con il corpo materno”. “So di una ricerca condotta in Canada – prosegue la Corsini- secondo cui un nudo maschile, per una donna risulta molto meno eccitante e piacevole di un nudo femminile. La ricerca ha evidenziato tendenze assolutamente inaspettate dell’inconscio e del conscio femminile. Credo che sia soprattutto una ricerca di sensualità, aspetto che molto spesso manca nell’uomo e che invece è fondamentale per un approccio armonioso con il sesso. Come a ripetere la solita frase da manuale “la donna ama il contenuto e non l’involucro”.

“Concludere che tutte le donne siano bisessuali sarebbe una generalizzazione della sessualità femminile. E’ la nostra apparente flessibilità che ci da’ una maggiore predisposizione alla bisessualità rispetto al mondo maschile”. Luki Massa, regista e presidente associazione lesbica Fuoricampo di Bologna: “Fondamentalmente penso che ogni individua/o debba avere la libertà di autodeterminazione nelle scelte corpo/mente. Se la bisessualità parte da questo allora diciamo che esiste. La mia scelta e il mio sentire di essere lesbica è profonda sia nel privato che nel politico e per questo ho scelto un percorso di visibilità in una associazione lesbica proprio per sradicare facili stereotipi oltre che pericolosi pregiudizi. Un percorso del genere non lo vedo fare a donne che si definiscono bisessuali. Lo vivono più nel privato e questo lascia spazio al dubbio che la bisessualità sia una posizione di comodo. E poi domanda: si è bisessuali finche non ci si innamora di una donna?” (Monica Maggi- Affari Italiani)

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