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sabato 9 gennaio 2010
venerdì 27 febbraio 2009
Moda: D&G, Callas su t-shirt
Cover of Callas
Yahoo! Notizie
martedì 13 gennaio 2009
Dolce e Gabbana "Gli uomini? Li faremo pregare in ginocchio"
Gli stilisti annunciano la prossima campagna choc "Ci accuseranno di offendere la religione" 
MILANO
Lavorano no stop, giusto una pausa panino e caffè all’ora di pranzo. D’altronde fra qualche giorno cominciano le sfilate maschili a Milano e loro due sono totalmente assorbiti da casting, prove, ritocchi alla collezione (in calendario il 17 gennaio). Ma un po’ di tempo per chiacchierare e raccontarsi Stefano Gabbana e Domenico Dolce lo trovano sempre. E, come accade da oltre vent’anni, parlano insieme, uno comincia il discorso e l’altro lo completa. In un travaso continuo di idee e battute. Si comincia dal tema di stagione, la moda uomo. «Ormai rappresenta il 50 per cento del fatturato del marchio, è diventata importante quanto quella femminile. Questo perché gli uomini sono cambiati tantissimo. Oggi sono più liberi, non hanno paura di essere giudicati. Entrano nei negozi e scelgono da soli, senza bisogno di consigli. Non è più come una volta che i capi griffati erano per gay e persone stravaganti. A sdoganarli sono stati gli sportivi, calciatori e non solo, traducendo i trend con un linguaggio popolare. Il primo che ha cominciato a osare è stato David Beckham con l’orecchino, un taglio di capelli diverso, l’uso dei colori... E poi via sono arrivati gli altri. Noi abbiamo vestito il Milan, la nazionale di rugby e beach soccer... Lo sport ci è sempre piaciuto. Io vado in palestra, ho dovuto smettere la boxe perché avevo male alle mani, ma adesso la riprendo; Domenico è impallinato con il calcio e la Formula Uno».
Come monitorate i desideri della clientela?
«Ci piace vivere la vita e siamo curiosi. Guardiamo tutto e tutti, ogni dettaglio ci dà spunti e idee. Non stiamo chiusi nel nostro guscio, usciamo, osserviamo i giovani nei locali, nei bar. Esattamente come facevamo 24 anni fa quando abbiamo cominciato».
Pensate che il made in Italy sia poco competitivo?
«Tutt’altro, abbiamo grossi nomi e notevoli fatturati in Italia: Armani, Prada... Siamo i più forti. In Francia c'è solo Vuitton che vende tanto, ma solo con la pelletteria».
Produrre in Italia è un fattore fondamentale?
«Se una cosa è fatta bene e ci piace la compriamo, non importa se è realizzata in Cina, Russia o India. Certo, il made in Italy resta il numero uno».
In questo momento di crisi non vi sentite in colpa a proporre articoli di lusso?
«No. Noi lavoriamo sul senso estetico, dobbiamo offrire un sogno. La creatività costa! Per distinguerci dobbiamo fare cose non facilmente copiabili, di conseguenza sono più costose. Tutto non è per tutti. La nostra storia è legata a un certo tipo di prodotto, non saremmo capaci di proporne un altro. Per esempio mandiamo in pedana giubbotti in coccodrillo da 30 mila euro che realizziamo su misura. C'è gente che li ordina, ce li chiedono circa una trentina di persone. Meglio che vendere magliette da 15-20 euro l'una».
Le vostre campagne pubblicitarie spesso sollevano polemiche - quella che sembrava simulare uno stupro è stata addirittura vietata in Spagna -. Perché usate un linguaggio così forte nella comunicazione?
«Il male sta negli occhi di chi guarda. Nell’87 la nostra pubblicità sui reggiseni fu criticatissima, si parlò addirittura di legge Merlin... Noi avevamo disegnato quei capi con innocenza, ricordando la corsetteria sicula delle nostre mamme. La prossima che uscirà a giorni ritrae alcuni uomini inginocchiati, in preghiera. Il fotografo Steven Klein ha riassunto con quella foto - citazione dell’inizio del film il “Gattopardo” di Visconti - l'essenza della nostra collezione barocca. Sicuramente diranno che offendiamo la religione. Invece potrebbe essere letta come un ritorno ai valori. E di questi tempi ce ne sarebbe tanto bisogno».
Ultimamente avete editato parecchi libri importanti, è un modo per rendere la vostra moda immortale?
«Sì. Più che diventare ricchi - già lo siamo e non ci dispiace - la cosa a cui teniamo maggiormente è quella di lasciare attraverso i libri fotografici un segno del nostro stile nella storia della moda».
Esistono ancora le icone?
«Sono scomparsi i personaggi di riferimento. Solo Madonna continua a essere un modello da imitare, l’unica che ha saputo adattare il suo stile all’evolversi dei tempi. Anche Victoria Beckham è un faro. E non è antipatica come sembra. La conosciamo da 10 anni, eravamo a cena l’altra sera al Gold con lei e i bambini che giocavano con i figli di amici nostri, è una easy. Come tutti gli inglesi sembra un po’ sulle sue, ma è solo timidezza. Una maschera di difesa che cade nel privato rivelando una donna molto piacevole».
Dolce e Gabbana, una coppia nel lavoro, ma non più nella vita. Come siete riusciti a mantenere un legame di complicità e amicizia così forte?
«Quando è finita la nostra storia sentimentale ci sono stati momenti difficili, come accade a tutti in queste situazioni. Poi abbiamo raggiunto un equilibrio affettuoso. C'è stato un momento in cui entrambi ci siamo venuti incontro. Il figlio del nostro amore è stato creare insieme la Dolce e Gabbana da cui non ci staccheremo mai! Facciamo la nostra vita, ma siamo come fratelli, anzi di più. Abbiamo passato Capodanno insieme con i nostri rispettivi partner, frequentiamo le famiglie uno dell’altro. Non possiamo stare divisi».
Non litigate mai?
«Uhh, un sacco, come sempre. Il rapporto a livello a personale non è mai cambiato, va oltre la fisicità e la sessualità. Litighiamo per una gonna o un pantalone. Domenico mi tiene il muso, a me passa molto prima, faccio una risata e me ne dimentico».
Avere figli è sempre uno dei vostri sogni?
«Sì. All’inizio era solo un mio desiderio, ora lo è anche per Domenico. Ma ne parleremo quando sarà il momento, non adesso».
Continuano a chiamarvi «giovani stilisti», anche se ormai siete cresciutelli, forse perché in Italia gli altri creatori affermati sono molto più vecchi di voi e il sistema lamenta che non ci sia un ricambio generazionale, quando arriva il momento di ritirarsi?
«Non c’è un’età, è una questione di mentalità, prima o poi comunque arriva. Non immaginiamo la vecchiaia senza lavorare, ma è giusto lasciare la nostra eredità a qualcuno di più giovane, magari aiutandolo dietro le quinte. Di talenti in erba ce ne sono tanti. Non chiedeteci però a chi passeremo il testimone, è ancora presto».
Quali sono i vostri hobby?
«Abbiamo molti amici. Io adoro giocare a Monopoli e a carte: burraco, scala quaranta... mi piace viaggiare e sciare. E poi dipingo, non l’ho mai detto a nessuno. Disegno fiori, cuori, farfalle... alcuni quadri li tengo, altri li regalo. Domenico è malato di lavoro. Però quando stacca cucina, per altro benissimo, organizza tornei con la Wii della Nintendo... legge di tutto: gialli, romanzi, libri di moda».
Che cosa vi sta sullo stomaco del nostro Paese?
«Parecchie cose. In primis i servizi che non funzionano. Dalla sanità ai trasporti, alla difficoltà di fare un documento. Non ci illudiamo che cambino, l’Italia è così. Nonostante tutto siamo orgogliosi di essere italiani».
Che cosa pensate di Obama?
«Non lo conosciamo ancora abbastanza per esprimerci!».
Siete soddisfatti della Moratti?
«Il suo è un mestiere difficile, però è brava. In genere le donne in politica ci sono sempre piaciute... ma non facciamo nomi».
Voi avete detto che la moda non è più di moda, che cosa l'ha sostituita?
«I viaggi, il conoscere, la cultura. Ma la moda tornerà di moda molto presto. Intanto rimane un argomento di interesse, di vita. E noi andiamo avanti».
LASTAMPA.it
MILANO
Lavorano no stop, giusto una pausa panino e caffè all’ora di pranzo. D’altronde fra qualche giorno cominciano le sfilate maschili a Milano e loro due sono totalmente assorbiti da casting, prove, ritocchi alla collezione (in calendario il 17 gennaio). Ma un po’ di tempo per chiacchierare e raccontarsi Stefano Gabbana e Domenico Dolce lo trovano sempre. E, come accade da oltre vent’anni, parlano insieme, uno comincia il discorso e l’altro lo completa. In un travaso continuo di idee e battute. Si comincia dal tema di stagione, la moda uomo. «Ormai rappresenta il 50 per cento del fatturato del marchio, è diventata importante quanto quella femminile. Questo perché gli uomini sono cambiati tantissimo. Oggi sono più liberi, non hanno paura di essere giudicati. Entrano nei negozi e scelgono da soli, senza bisogno di consigli. Non è più come una volta che i capi griffati erano per gay e persone stravaganti. A sdoganarli sono stati gli sportivi, calciatori e non solo, traducendo i trend con un linguaggio popolare. Il primo che ha cominciato a osare è stato David Beckham con l’orecchino, un taglio di capelli diverso, l’uso dei colori... E poi via sono arrivati gli altri. Noi abbiamo vestito il Milan, la nazionale di rugby e beach soccer... Lo sport ci è sempre piaciuto. Io vado in palestra, ho dovuto smettere la boxe perché avevo male alle mani, ma adesso la riprendo; Domenico è impallinato con il calcio e la Formula Uno».
Come monitorate i desideri della clientela?
«Ci piace vivere la vita e siamo curiosi. Guardiamo tutto e tutti, ogni dettaglio ci dà spunti e idee. Non stiamo chiusi nel nostro guscio, usciamo, osserviamo i giovani nei locali, nei bar. Esattamente come facevamo 24 anni fa quando abbiamo cominciato».
Pensate che il made in Italy sia poco competitivo?
«Tutt’altro, abbiamo grossi nomi e notevoli fatturati in Italia: Armani, Prada... Siamo i più forti. In Francia c'è solo Vuitton che vende tanto, ma solo con la pelletteria».
Produrre in Italia è un fattore fondamentale?
«Se una cosa è fatta bene e ci piace la compriamo, non importa se è realizzata in Cina, Russia o India. Certo, il made in Italy resta il numero uno».
In questo momento di crisi non vi sentite in colpa a proporre articoli di lusso?
«No. Noi lavoriamo sul senso estetico, dobbiamo offrire un sogno. La creatività costa! Per distinguerci dobbiamo fare cose non facilmente copiabili, di conseguenza sono più costose. Tutto non è per tutti. La nostra storia è legata a un certo tipo di prodotto, non saremmo capaci di proporne un altro. Per esempio mandiamo in pedana giubbotti in coccodrillo da 30 mila euro che realizziamo su misura. C'è gente che li ordina, ce li chiedono circa una trentina di persone. Meglio che vendere magliette da 15-20 euro l'una».
Le vostre campagne pubblicitarie spesso sollevano polemiche - quella che sembrava simulare uno stupro è stata addirittura vietata in Spagna -. Perché usate un linguaggio così forte nella comunicazione?
«Il male sta negli occhi di chi guarda. Nell’87 la nostra pubblicità sui reggiseni fu criticatissima, si parlò addirittura di legge Merlin... Noi avevamo disegnato quei capi con innocenza, ricordando la corsetteria sicula delle nostre mamme. La prossima che uscirà a giorni ritrae alcuni uomini inginocchiati, in preghiera. Il fotografo Steven Klein ha riassunto con quella foto - citazione dell’inizio del film il “Gattopardo” di Visconti - l'essenza della nostra collezione barocca. Sicuramente diranno che offendiamo la religione. Invece potrebbe essere letta come un ritorno ai valori. E di questi tempi ce ne sarebbe tanto bisogno».
Ultimamente avete editato parecchi libri importanti, è un modo per rendere la vostra moda immortale?
«Sì. Più che diventare ricchi - già lo siamo e non ci dispiace - la cosa a cui teniamo maggiormente è quella di lasciare attraverso i libri fotografici un segno del nostro stile nella storia della moda».
Esistono ancora le icone?
«Sono scomparsi i personaggi di riferimento. Solo Madonna continua a essere un modello da imitare, l’unica che ha saputo adattare il suo stile all’evolversi dei tempi. Anche Victoria Beckham è un faro. E non è antipatica come sembra. La conosciamo da 10 anni, eravamo a cena l’altra sera al Gold con lei e i bambini che giocavano con i figli di amici nostri, è una easy. Come tutti gli inglesi sembra un po’ sulle sue, ma è solo timidezza. Una maschera di difesa che cade nel privato rivelando una donna molto piacevole».
Dolce e Gabbana, una coppia nel lavoro, ma non più nella vita. Come siete riusciti a mantenere un legame di complicità e amicizia così forte?
«Quando è finita la nostra storia sentimentale ci sono stati momenti difficili, come accade a tutti in queste situazioni. Poi abbiamo raggiunto un equilibrio affettuoso. C'è stato un momento in cui entrambi ci siamo venuti incontro. Il figlio del nostro amore è stato creare insieme la Dolce e Gabbana da cui non ci staccheremo mai! Facciamo la nostra vita, ma siamo come fratelli, anzi di più. Abbiamo passato Capodanno insieme con i nostri rispettivi partner, frequentiamo le famiglie uno dell’altro. Non possiamo stare divisi».
Non litigate mai?
«Uhh, un sacco, come sempre. Il rapporto a livello a personale non è mai cambiato, va oltre la fisicità e la sessualità. Litighiamo per una gonna o un pantalone. Domenico mi tiene il muso, a me passa molto prima, faccio una risata e me ne dimentico».
Avere figli è sempre uno dei vostri sogni?
«Sì. All’inizio era solo un mio desiderio, ora lo è anche per Domenico. Ma ne parleremo quando sarà il momento, non adesso».
Continuano a chiamarvi «giovani stilisti», anche se ormai siete cresciutelli, forse perché in Italia gli altri creatori affermati sono molto più vecchi di voi e il sistema lamenta che non ci sia un ricambio generazionale, quando arriva il momento di ritirarsi?
«Non c’è un’età, è una questione di mentalità, prima o poi comunque arriva. Non immaginiamo la vecchiaia senza lavorare, ma è giusto lasciare la nostra eredità a qualcuno di più giovane, magari aiutandolo dietro le quinte. Di talenti in erba ce ne sono tanti. Non chiedeteci però a chi passeremo il testimone, è ancora presto».
Quali sono i vostri hobby?
«Abbiamo molti amici. Io adoro giocare a Monopoli e a carte: burraco, scala quaranta... mi piace viaggiare e sciare. E poi dipingo, non l’ho mai detto a nessuno. Disegno fiori, cuori, farfalle... alcuni quadri li tengo, altri li regalo. Domenico è malato di lavoro. Però quando stacca cucina, per altro benissimo, organizza tornei con la Wii della Nintendo... legge di tutto: gialli, romanzi, libri di moda».
Che cosa vi sta sullo stomaco del nostro Paese?
«Parecchie cose. In primis i servizi che non funzionano. Dalla sanità ai trasporti, alla difficoltà di fare un documento. Non ci illudiamo che cambino, l’Italia è così. Nonostante tutto siamo orgogliosi di essere italiani».
Che cosa pensate di Obama?
«Non lo conosciamo ancora abbastanza per esprimerci!».
Siete soddisfatti della Moratti?
«Il suo è un mestiere difficile, però è brava. In genere le donne in politica ci sono sempre piaciute... ma non facciamo nomi».
Voi avete detto che la moda non è più di moda, che cosa l'ha sostituita?
«I viaggi, il conoscere, la cultura. Ma la moda tornerà di moda molto presto. Intanto rimane un argomento di interesse, di vita. E noi andiamo avanti».
LASTAMPA.it
venerdì 9 gennaio 2009
Marina Berlusconi Sposa in D&G
Nel weekend una importante cerimonia è stata celebrata in casa Berlusconi: la figlia del primo ministro, Marina Berlusconi, si è infatti sposata con Maurizio Vanadia, un ex ballerino della Scala. Marina, figlia di Silvio Berlusconi e della prima moglie Carla Dell’ Oglio, per l’occasione ha scelto di vestire un abito di Dolce & Gabbana, che lei ha scelto accuratamente solamente venerdì sera tra una serie mandati appositamente dai due stilisti. Realizzato in raso di seta color avorio, sembra essere stato anche molto apprezzato da papà Silvio per la sua sobrietà. La cerimonia si è svolta tra pochi intimi nella Villa San Martino ad Arcore, nella cappella seicentesca al suo interno.
Strabello
Il vestito dello sposo invece, è stato realizzato dal famoso sarto Gianni Campagna, che per l’occasione ha creato un tight scuro, che ha copiato in versione mini anche per i figli della coppia. Le foto della cerimonia non sono ancora uscite sui giornali, ma ben presto ne vedremo alcune in esclusiva sul settimale Chi, da dove anche le foto dei due sposi sono tratte. Non resta che fare i nostri migliori auguri ai due sposi, partiti già per il loro viaggio di nozze, dopo aver avuto la benedizione di papà Silvio.
Strabello
martedì 12 agosto 2008
giovedì 1 novembre 2007
Star. Kylie Minogue in Dolce&Gabbana
sabato 1 settembre 2007
DOLCE & GABBANA WOMAN - SHOWS F/W 2007/2008
Un viaggio alla ricerca dell'inedito, che inizia dallo studio del campionario di una ditta di ferramenta tradotto in tessuti, quello intrapreso da Dolce & Gabbana. Una donna avvolta di lamiere contorte, misteriosa, dominatrice, che usa gli abiti per sedurre le sue prede, incede in passerella osservando il mondo attraverso una mascherina metallica. Racchiusa in una palette cromatica che spazia tra il rame ed il bronzo, il peltro e l'alluminio, scolpisce attorno al suo corpo, strizzato in vita da macro cinture-bustino, il guardaroba del futuro. Raso laccato, jaquard laminato e accartocciato, lane anodizzate e tweed placcato si plasmano in forme lineari, basiche, a kimono e a clessidra da indossare con gli immancabili stiletto heels, maxi borse in pitone laminato e frustino da cavallo. Senza, però, rinunciare al lusso più estremo di abiti tempestati di cristalli, pellicce e candidi vesti di piuma che, per rendere ancora più imperscrutabile il suo ego, sceglie di avvolgere in un evanescente bozzolo di tulle. E il mistero continua rendendo omaggio alla land art di Christo.
mercoledì 9 maggio 2007
Stilisti Italiani: Dolce e Gabbana
Dolce & Gabbana è una casa di moda italiana fondata dagli stilisti Domenico Dolce (Polizzi Generosa, Palermo, 13 agosto 1958) e Stefano Gabbana (Milano, 14 novembre 1962), con sede a Legnano (MI).
Domenico Dolce, entra in contatto con il mondo della moda già da bambino, seguendo suo padre Saverio, titolare di una piccola azienda d'abbigliamento; differente invece, è la strada percorsa da Stefano Gabbana, che inizialmente studia grafica ma ben presto preferirà dedicarsi alla moda.L'incontro tra i due, avverrà alla fine degli anni Settanta sui tavoli di uno stilista milanese. I ragazzi capiscono ben presto di avere una grande affinità, così, dopo aver lavorato in alcuni studi, nel 1982 decidono di mettersi in proprio per creare una loro linea.I due stilisti riusciranno, in breve tempo, ad ottenere un grandissimo successo a livello mondiale e a conquistare i consensi di famose star, portando in alto il nome della moda italiana: Dolce & Gabbana, marchio nato nel 1985, è oggi uno dei principali gruppi internazionali leader nel settore dell’abbigliamento e dei beni di lusso.Questa firma ha suscitato un notevole interesse da parte dei mass media e del pubblico, soprattutto per il fatto che Stefano e Domenico sono una coppia gay. Nonostante lavorino ancora insieme per la suddetta firma, i due si sono lasciati.Nel 2004 esce il libro "Calcio", contenete delle fotografie in bianco e nero di 44 giocatori vestiti Dolce & Gabbana. I ricavi del libro sono devoluti in beneficenza. In questo anno, viene aperta una boutique Dolce & Gabbana in Spagna, precisamente a Madrid e sempre nel 2004 viene stretto un accordo con Citroën Italia per una versione D&G di C3 Berlina e C3 Pluriel. Le macchine vengono realizzate in nero e argento, con loghi in Swarovski, paraurti cromati, interni in pelle e pomello del cambio con logo D&G e giro di brillanti Swarovski. Nel giugno 2004, viene aperta una nuova boutique donna Dolce & Gabbana, in Via della Spiga, 26 a Milano, resa particolare da specchi, vetro nero, acciaio lucido, mobili barocchi e lampadari di Murano, piccoli giardini mediterranei, una lounge, e una sala V.I.P foderata di pelliccia, caratteristiche dell’unicità e del lusso di Dolce & Gabbana.L’evento più importante del 2005 è l’apertura della boutique di Dolce & Gabbana a Parigi, Rue du Faubourg St. Honoré.Nel 2006 viene realizzata una campagna pubblicitaria di Dolce & Gabbana Underwear, scegliendo come modelli Gennaro Gattuso, Fabio Cannavaro, Andrea Pirlo, Gianluca Zambrotta e Manuele Blasi. Nello stesso anno, esce un nuovo libro intitolato "Milan Dolce & Gabbana", distribuito nelle boutique e in alcune librerie di tutto il mondo; il libro esce in due versioni, una di lusso venduta in negozi e librerie e una versione “edicola”, venduta nelle edicole italiane. Dolce & Gabbana, saranno anche i creatori delle divise della Nazionale di Calcio Italiana, in occasioni dei Mondiali di Germania 2006. Nel 2006, Dolce & Gabbana hanno collaborato con la Motorola, nella realizzazione del Motorola RAZR V3i , un cellulare reso attraente e di lusso dal tocco dei due stilisti.
I premi1991: premio Woolmark per la collezione maschile più innovativa dell'anno.1993: premio Internazionale Accademia del Profumo quale migliore fragranza femminile dell'anno conferito a "Dolce&Gabbana Parfum”.1995: premio internazionale 'Accademia del Profumo quale migliore fragranza, miglior packaging e miglior comunicazione dell'anno conferito a "Dolce&Gabbana Pour Homme".1996: "Dolce&Gabbana Pour Homme" vince il premio francese "Oscar des Parfums" conferito per la prima volta a un profumo italiano. Premio "Designer of the Year" conferito a Dolce & Gabbana dai lettori della rivista inglese FHM.1997: Premio "Designer of the Year" conferito nuovamente a Dolce & Gabbana dai lettori della rivista inglese FHM. Premio come migliori stilisti di scarpe, conferito a Dolce & Gabbana dalla rivista statunitense "Footwear News”.1999: Conferimento dello "Style Award" dalla rivista Harper's Bazaar Russia.2001: premio T de Telva Award conferito a Dolce & Gabbana quali migliori stilisti internazionali dalla rivista spagnola Telva.2003: a Dolce & Gabbana viene conferito a New York il premio dalla rivista GQ come migliori stilisti di moda maschile, nel corso della cerimonia per i prestigiosi GQ Men of the Year Awards. Gli stilisti ricevono a New York il premio per gli straordinari risultati da loro raggiunti nel design Italiano, nel corso della ventesima edizione della Annual Night of Stars organizzata dal Fashion Group International.2004: durante gli Elle Style Awards, i lettori di Elle UK eleggono Dolce & Gabbana “Best International Designers” in Germania, Dolce & Gabbana ricevono il premio “Leadaward 2004”, il più importante premio pubblicitario dei paesi in lingua tedesca per la campagna pubblicitaria autunno/inverno 2003/04.2006: Dolce & Gabbana riceve ad Amburgo il Premio “Leadaward 2006”, per la miglior campagna pubblicitaria dell’anno (“Swinging London”, campagna donna Autunno / Inverno 2005/06). viene anche creata una line di accessori chiamata: dolce&gabbana animalier perche rappresenta caratteristiche maculate
Domenico Dolce, entra in contatto con il mondo della moda già da bambino, seguendo suo padre Saverio, titolare di una piccola azienda d'abbigliamento; differente invece, è la strada percorsa da Stefano Gabbana, che inizialmente studia grafica ma ben presto preferirà dedicarsi alla moda.L'incontro tra i due, avverrà alla fine degli anni Settanta sui tavoli di uno stilista milanese. I ragazzi capiscono ben presto di avere una grande affinità, così, dopo aver lavorato in alcuni studi, nel 1982 decidono di mettersi in proprio per creare una loro linea.I due stilisti riusciranno, in breve tempo, ad ottenere un grandissimo successo a livello mondiale e a conquistare i consensi di famose star, portando in alto il nome della moda italiana: Dolce & Gabbana, marchio nato nel 1985, è oggi uno dei principali gruppi internazionali leader nel settore dell’abbigliamento e dei beni di lusso.Questa firma ha suscitato un notevole interesse da parte dei mass media e del pubblico, soprattutto per il fatto che Stefano e Domenico sono una coppia gay. Nonostante lavorino ancora insieme per la suddetta firma, i due si sono lasciati.Nel 2004 esce il libro "Calcio", contenete delle fotografie in bianco e nero di 44 giocatori vestiti Dolce & Gabbana. I ricavi del libro sono devoluti in beneficenza. In questo anno, viene aperta una boutique Dolce & Gabbana in Spagna, precisamente a Madrid e sempre nel 2004 viene stretto un accordo con Citroën Italia per una versione D&G di C3 Berlina e C3 Pluriel. Le macchine vengono realizzate in nero e argento, con loghi in Swarovski, paraurti cromati, interni in pelle e pomello del cambio con logo D&G e giro di brillanti Swarovski. Nel giugno 2004, viene aperta una nuova boutique donna Dolce & Gabbana, in Via della Spiga, 26 a Milano, resa particolare da specchi, vetro nero, acciaio lucido, mobili barocchi e lampadari di Murano, piccoli giardini mediterranei, una lounge, e una sala V.I.P foderata di pelliccia, caratteristiche dell’unicità e del lusso di Dolce & Gabbana.L’evento più importante del 2005 è l’apertura della boutique di Dolce & Gabbana a Parigi, Rue du Faubourg St. Honoré.Nel 2006 viene realizzata una campagna pubblicitaria di Dolce & Gabbana Underwear, scegliendo come modelli Gennaro Gattuso, Fabio Cannavaro, Andrea Pirlo, Gianluca Zambrotta e Manuele Blasi. Nello stesso anno, esce un nuovo libro intitolato "Milan Dolce & Gabbana", distribuito nelle boutique e in alcune librerie di tutto il mondo; il libro esce in due versioni, una di lusso venduta in negozi e librerie e una versione “edicola”, venduta nelle edicole italiane. Dolce & Gabbana, saranno anche i creatori delle divise della Nazionale di Calcio Italiana, in occasioni dei Mondiali di Germania 2006. Nel 2006, Dolce & Gabbana hanno collaborato con la Motorola, nella realizzazione del Motorola RAZR V3i , un cellulare reso attraente e di lusso dal tocco dei due stilisti.
I premi1991: premio Woolmark per la collezione maschile più innovativa dell'anno.1993: premio Internazionale Accademia del Profumo quale migliore fragranza femminile dell'anno conferito a "Dolce&Gabbana Parfum”.1995: premio internazionale 'Accademia del Profumo quale migliore fragranza, miglior packaging e miglior comunicazione dell'anno conferito a "Dolce&Gabbana Pour Homme".1996: "Dolce&Gabbana Pour Homme" vince il premio francese "Oscar des Parfums" conferito per la prima volta a un profumo italiano. Premio "Designer of the Year" conferito a Dolce & Gabbana dai lettori della rivista inglese FHM.1997: Premio "Designer of the Year" conferito nuovamente a Dolce & Gabbana dai lettori della rivista inglese FHM. Premio come migliori stilisti di scarpe, conferito a Dolce & Gabbana dalla rivista statunitense "Footwear News”.1999: Conferimento dello "Style Award" dalla rivista Harper's Bazaar Russia.2001: premio T de Telva Award conferito a Dolce & Gabbana quali migliori stilisti internazionali dalla rivista spagnola Telva.2003: a Dolce & Gabbana viene conferito a New York il premio dalla rivista GQ come migliori stilisti di moda maschile, nel corso della cerimonia per i prestigiosi GQ Men of the Year Awards. Gli stilisti ricevono a New York il premio per gli straordinari risultati da loro raggiunti nel design Italiano, nel corso della ventesima edizione della Annual Night of Stars organizzata dal Fashion Group International.2004: durante gli Elle Style Awards, i lettori di Elle UK eleggono Dolce & Gabbana “Best International Designers” in Germania, Dolce & Gabbana ricevono il premio “Leadaward 2004”, il più importante premio pubblicitario dei paesi in lingua tedesca per la campagna pubblicitaria autunno/inverno 2003/04.2006: Dolce & Gabbana riceve ad Amburgo il Premio “Leadaward 2006”, per la miglior campagna pubblicitaria dell’anno (“Swinging London”, campagna donna Autunno / Inverno 2005/06). viene anche creata una line di accessori chiamata: dolce&gabbana animalier perche rappresenta caratteristiche maculate
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