L'indagine di Camera di commercio e Fondazione Iulm. «L'Europa non riconosce l’offerta di arte e scienza»
MILANO - Ci sono gli inglesi, i francesi e i tedeschi. E per loro Milano è «veloce, attiva, originale» e a suo modo pure «bella», un’affascinante città in chiaroscuro, ricca di storia e contagiata da eventi, ma anche «insicura, sporca e poco illuminata». Così scrivono i giornali degli altri, gli inviati e i corrispondenti della stampa europea (i francesi sono i più «severi» del gruppo). La Fondazione Iulm s’è letta un anno di articoli e con la Camera di commercio ha disegnato l’immagine di Milano all’estero, la sua «identità competitiva». Punti di forza, i classici: moda, economia, Scala, Salone del Mobile. Punti deboli, gli stessi: sfilate, Borsa, Piermarini e design.
Un trend, secondo il presidente Santo Versace, che può essere esteso al resto del settore del lusso.
"Maggio e giugno sono in netto miglioramento rispetto all'inizio dell'anno e in tenuta rispetto all'anno prima. Sto parlando delle vendite e dei consumi di Versace ma è una sensazione che ho raccolto anche da altri", ha spiegato Versace in occasione di un incontro presso l'associazione stampa estera.
"Aprile è stato migliore rispetto ai mesi precedenti, mentre a marzo abbiamo toccato la punta peggiore", ha aggiunto il fratello della stilista Donatella. "Ma nessuno può dire che la crisi è finita", ha concluso.
Il gruppo Versace ha chiuso il primo trimestre con ricavi in calo del 13,4%, rispetto a un anno prima.
Missoni e Valentino Fashion Group rinnovano la loro partnership per lo sviluppo di M Missoni, seconda linea della Maison fondata nel 1953 da Ottavio e Rosita Missoni.
L’accordo, decennale nella durata e lungimirante negli intenti, testimonia la volontà di entrambi di proseguire nella già intrapresa strategia di sviluppo globale, creando sinergie di valore con partner che ne condividono l’approccio e la visione.
La collaborazione tra le due realtà, avviata nel 2005, ha portato da subito grandi benefici. Missoni e VFG hanno lavorato strettamente per rafforzare la notorietà del brand Missoni nel mondo, qualificarne l’immagine ed avvicinarsi sempre più al proprio consumatore. Oggi più che mai, con il nuovo accordo, la partnership assume connotazioni strategiche, orientate ad enfatizzare gli elementi di forte distintività del marchio e delle diverse linee che lo compongono, in totale sintonia con la filosofia di Missoni.
Un’offerta diversificata, per un target ben preciso, risultato della collaborazione di due grandi aziende. “E’ un traguardo questo che abbiamo raggiunto – dichiara Vittorio Missoni - perfettamente in linea con la politica di sviluppo globale avviata oramai da tempo, che ci vede sempre attivi e determinati grazie alla qualità del nostro prodotto, all’apprezzamento che il mercato mondiale ci riconosce ed al valore della collaborazione di partner quali Valentino Fashion Group. Sono certo che insieme raggiungeremo notevoli risultati”.
Non diverso il pensiero di Stefano Sassi, Amministratore Delegato di VFG: ''MMissoni rappresenta per la Valentino Fashion Group il perfetto connubio tra un marchio di alto contenuto creativo e qualitativo, la cui produzione e commercializzazione rientra nei nostri obiettivi strategici, e la capacità del Gruppo di gestire e valorizzare i marchi in portafoglio. Questo rinnovo di lungo termine esprime la fiducia che Missoni ha in Valentino Fashion Group e permetterà di dare una forte accelerazione allo sviluppo della rete retail oltre che di proseguire negli ambiziosi intenti di crescita globale del marchio.''
Gli stilisti annunciano la prossima campagna choc "Ci accuseranno di offendere la religione"
MILANO Lavorano no stop, giusto una pausa panino e caffè all’ora di pranzo. D’altronde fra qualche giorno cominciano le sfilate maschili a Milano e loro due sono totalmente assorbiti da casting, prove, ritocchi alla collezione (in calendario il 17 gennaio). Ma un po’ di tempo per chiacchierare e raccontarsi Stefano Gabbana e Domenico Dolce lo trovano sempre. E, come accade da oltre vent’anni, parlano insieme, uno comincia il discorso e l’altro lo completa. In un travaso continuo di idee e battute. Si comincia dal tema di stagione, la moda uomo. «Ormai rappresenta il 50 per cento del fatturato del marchio, è diventata importante quanto quella femminile. Questo perché gli uomini sono cambiati tantissimo. Oggi sono più liberi, non hanno paura di essere giudicati. Entrano nei negozi e scelgono da soli, senza bisogno di consigli. Non è più come una volta che i capi griffati erano per gay e persone stravaganti. A sdoganarli sono stati gli sportivi, calciatori e non solo, traducendo i trend con un linguaggio popolare. Il primo che ha cominciato a osare è stato David Beckham con l’orecchino, un taglio di capelli diverso, l’uso dei colori... E poi via sono arrivati gli altri. Noi abbiamo vestito il Milan, la nazionale di rugby e beach soccer... Lo sport ci è sempre piaciuto. Io vado in palestra, ho dovuto smettere la boxe perché avevo male alle mani, ma adesso la riprendo; Domenico è impallinato con il calcio e la Formula Uno».
Come monitorate i desideri della clientela? «Ci piace vivere la vita e siamo curiosi. Guardiamo tutto e tutti, ogni dettaglio ci dà spunti e idee. Non stiamo chiusi nel nostro guscio, usciamo, osserviamo i giovani nei locali, nei bar. Esattamente come facevamo 24 anni fa quando abbiamo cominciato».
Pensate che il made in Italy sia poco competitivo? «Tutt’altro, abbiamo grossi nomi e notevoli fatturati in Italia: Armani, Prada... Siamo i più forti. In Francia c'è solo Vuitton che vende tanto, ma solo con la pelletteria».
Produrre in Italia è un fattore fondamentale? «Se una cosa è fatta bene e ci piace la compriamo, non importa se è realizzata in Cina, Russia o India. Certo, il made in Italy resta il numero uno».
In questo momento di crisi non vi sentite in colpa a proporre articoli di lusso? «No. Noi lavoriamo sul senso estetico, dobbiamo offrire un sogno. La creatività costa! Per distinguerci dobbiamo fare cose non facilmente copiabili, di conseguenza sono più costose. Tutto non è per tutti. La nostra storia è legata a un certo tipo di prodotto, non saremmo capaci di proporne un altro. Per esempio mandiamo in pedana giubbotti in coccodrillo da 30 mila euro che realizziamo su misura. C'è gente che li ordina, ce li chiedono circa una trentina di persone. Meglio che vendere magliette da 15-20 euro l'una».
Le vostre campagne pubblicitarie spesso sollevano polemiche - quella che sembrava simulare uno stupro è stata addirittura vietata in Spagna -. Perché usate un linguaggio così forte nella comunicazione? «Il male sta negli occhi di chi guarda. Nell’87 la nostra pubblicità sui reggiseni fu criticatissima, si parlò addirittura di legge Merlin... Noi avevamo disegnato quei capi con innocenza, ricordando la corsetteria sicula delle nostre mamme. La prossima che uscirà a giorni ritrae alcuni uomini inginocchiati, in preghiera. Il fotografo Steven Klein ha riassunto con quella foto - citazione dell’inizio del film il “Gattopardo” di Visconti - l'essenza della nostra collezione barocca. Sicuramente diranno che offendiamo la religione. Invece potrebbe essere letta come un ritorno ai valori. E di questi tempi ce ne sarebbe tanto bisogno».
Ultimamente avete editato parecchi libri importanti, è un modo per rendere la vostra moda immortale? «Sì. Più che diventare ricchi - già lo siamo e non ci dispiace - la cosa a cui teniamo maggiormente è quella di lasciare attraverso i libri fotografici un segno del nostro stile nella storia della moda».
Esistono ancora le icone? «Sono scomparsi i personaggi di riferimento. Solo Madonna continua a essere un modello da imitare, l’unica che ha saputo adattare il suo stile all’evolversi dei tempi. Anche Victoria Beckham è un faro. E non è antipatica come sembra. La conosciamo da 10 anni, eravamo a cena l’altra sera al Gold con lei e i bambini che giocavano con i figli di amici nostri, è una easy. Come tutti gli inglesi sembra un po’ sulle sue, ma è solo timidezza. Una maschera di difesa che cade nel privato rivelando una donna molto piacevole».
Dolce e Gabbana, una coppia nel lavoro, ma non più nella vita. Come siete riusciti a mantenere un legame di complicità e amicizia così forte? «Quando è finita la nostra storia sentimentale ci sono stati momenti difficili, come accade a tutti in queste situazioni. Poi abbiamo raggiunto un equilibrio affettuoso. C'è stato un momento in cui entrambi ci siamo venuti incontro. Il figlio del nostro amore è stato creare insieme la Dolce e Gabbana da cui non ci staccheremo mai! Facciamo la nostra vita, ma siamo come fratelli, anzi di più. Abbiamo passato Capodanno insieme con i nostri rispettivi partner, frequentiamo le famiglie uno dell’altro. Non possiamo stare divisi».
Non litigate mai? «Uhh, un sacco, come sempre. Il rapporto a livello a personale non è mai cambiato, va oltre la fisicità e la sessualità. Litighiamo per una gonna o un pantalone. Domenico mi tiene il muso, a me passa molto prima, faccio una risata e me ne dimentico».
Avere figli è sempre uno dei vostri sogni? «Sì. All’inizio era solo un mio desiderio, ora lo è anche per Domenico. Ma ne parleremo quando sarà il momento, non adesso».
Continuano a chiamarvi «giovani stilisti», anche se ormai siete cresciutelli, forse perché in Italia gli altri creatori affermati sono molto più vecchi di voi e il sistema lamenta che non ci sia un ricambio generazionale, quando arriva il momento di ritirarsi? «Non c’è un’età, è una questione di mentalità, prima o poi comunque arriva. Non immaginiamo la vecchiaia senza lavorare, ma è giusto lasciare la nostra eredità a qualcuno di più giovane, magari aiutandolo dietro le quinte. Di talenti in erba ce ne sono tanti. Non chiedeteci però a chi passeremo il testimone, è ancora presto».
Quali sono i vostri hobby? «Abbiamo molti amici. Io adoro giocare a Monopoli e a carte: burraco, scala quaranta... mi piace viaggiare e sciare. E poi dipingo, non l’ho mai detto a nessuno. Disegno fiori, cuori, farfalle... alcuni quadri li tengo, altri li regalo. Domenico è malato di lavoro. Però quando stacca cucina, per altro benissimo, organizza tornei con la Wii della Nintendo... legge di tutto: gialli, romanzi, libri di moda».
Che cosa vi sta sullo stomaco del nostro Paese? «Parecchie cose. In primis i servizi che non funzionano. Dalla sanità ai trasporti, alla difficoltà di fare un documento. Non ci illudiamo che cambino, l’Italia è così. Nonostante tutto siamo orgogliosi di essere italiani».
Che cosa pensate di Obama? «Non lo conosciamo ancora abbastanza per esprimerci!».
Siete soddisfatti della Moratti? «Il suo è un mestiere difficile, però è brava. In genere le donne in politica ci sono sempre piaciute... ma non facciamo nomi».
Voi avete detto che la moda non è più di moda, che cosa l'ha sostituita? «I viaggi, il conoscere, la cultura. Ma la moda tornerà di moda molto presto. Intanto rimane un argomento di interesse, di vita. E noi andiamo avanti».
Gioie.it è l’e-company del Gruppo Banzai dedicata ai gioielli MADE in ITALY.
Nata nel 2000, Gioie.it è la prima azienda italiana a puntare sulle vendite online. Dal marzo 2008 fa parte del Gruppo Banzai, quarto gruppo italiano per dimensioni che opera esclusivamente sul mercato internet con un fatturato nel 2007 di 38,6 milioni di euro. Una ulteriore garanzia della solidità e della affidabilità di Gioie.it.
La sede centrale di Gioie.it è a Valenza, città leader mondiale nella lavorazione di monili con pietre preziose. Beneficiando di un fertile terreno di contatti Gioie.it seleziona le aziende produttrici dei migliori gioielli, ideati dai piu' preparati designers e maestri orafi italiani, operanti nei rinomati distretti di Valenza, Vicenza, Arezzo, Napoli e Milano.
Figlia di un casellante delle ferrovie e di una mondina, vive i primi anni della sua vita a Mortara, in Lomellina, e fin da giovanissima lavora dapprima come mondina, poi come apprendista sarta e in seguito come mannequine presso le Sorelle Aguzzi di Milano. Grazie alla frequentazione della sartoria Aguzzi conosce il conte Umberto Marzotto, col quale si sposa, assumendone il cognome, che conserverà anche dopo il divorzio.