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martedì 30 giugno 2009

Moda, Versace: vendite in netto miglioramento a maggio, giugno

Santo VersaceImage via Wikipedia

Un trend, secondo il presidente Santo Versace, che può essere esteso al resto del settore del lusso.

"Maggio e giugno sono in netto miglioramento rispetto all'inizio dell'anno e in tenuta rispetto all'anno prima. Sto parlando delle vendite e dei consumi di Versace ma è una sensazione che ho raccolto anche da altri", ha spiegato Versace in occasione di un incontro presso l'associazione stampa estera.

"Aprile è stato migliore rispetto ai mesi precedenti, mentre a marzo abbiamo toccato la punta peggiore", ha aggiunto il fratello della stilista Donatella. "Ma nessuno può dire che la crisi è finita", ha concluso.

Il gruppo Versace ha chiuso il primo trimestre con ricavi in calo del 13,4%, rispetto a un anno prima.

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mercoledì 25 marzo 2009

Tessuti made in Sudtirolo per i tailleur di Michelle

Barack Obama and Michelle ObamaImage via Wikipedia



BOLZANO
Thakoon Panichgul, lo stilista di fiducia di Michelle Obama ha acquistato dei tessuti del rinomato lanificio Moessmer di Brunico per la creazione di un tailleur della first lady

Il designer, thailandese di origine e americano di adozione, ha ordinato dieci metri di un tessuto in lana grezza, color grigio-nero con fili viola, per il prezzo di 420 euro.

Non è la prima volta - ha scoperto il programma televisivo regionale Suedtirol heute - che Panichgul si rifornisce dalla ditta altoatesina. Ora penserebbe addirittura a una linea «Michelle Obama», utilizzando tra l’altro tessuti Moessmer. La ditta che vanta una lunga tradizione lavora lana proveniente dall’Australia e dal Sudafrica.

LASTAMPA.it

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mercoledì 18 marzo 2009

In vetrina colori vivaci  e trasparenze contro la crisi

Gli esperti, leggerezza e creatività per combattere un clima “pesante”
ROMA
Tessuti leggeri, chiffon e organza, abiti in pelle, colori vivaci e trasparenze. La moda risponde alla crisi. E lo fa proponendo capi velati e creatività contro le ombre di un futuro sempre più incerto. Per gli esperti del settore, docenti universitari e insegnanti delle Accademie, la moda affronta con ottimismo le paure della società. Basta dare uno sguardo alle vetrine: dal viola al giallo, i colori forti monopolizzano le ultime tendenze e rappresentano i simboli dell’ottimismo con il quale si vuole affrontare una grande sfida.

«La tendenza alla trasparenza potrebbe accompagnare una ricerca di sicurezza - spiega all’Adnkronos la professoressa Luisa Valeriani, docente di Sociologia delle Arti e della moda all’Università La Sapienza - il tentativo di acquisire sicurezza attraverso il vedere tutto, anche quello che solitamente è nel retroscena. Il mettere in scena il retroscena o addirittura l’osceno, anche se ormai il nude look ci ha abituato a forme di nudità di ogni tipo. D’altra parte non dimentichiamo che il gioco tra vedo-non vedo fa parte della sensualità fin dai tempi antichi».

Materiali sempre più ricercati e leggeri, come la stessa pelle, resa sottilissima e simile alle stoffe, sono il frutto della ricerca e della creatività ma anche della voglia di leggerezza in un momento percepito come pesante. «La vera novità di quest’anno è che la pelle è resa sottilissima - spiega Liliana Tudini, vicepresidente dell’Accademia di costume e moda di Roma - Non si percepisce più la differenza con l’abito: la pelle ormai si tratta come una stoffa, viene pinzettata, decorata, intarsiata».

«Si è perso il limite nell’affrontare la pesantezza della pelle - prosegue Tudini - e si usa un’ampia gamma di colori, alcuni fino a qualche tempo fa impensabili e anche molte sfumature». «C’è voglia di leggerezza - aggiunge Diane Becker, Capo Dipartimento Design calzatura e accessori al Polimoda di Firenze - una leggerezza fresca, che implica speranza e che si contrappone alla pesantezza del momento che stiamo vivendo. I capi di abbigliamento è come se avessero un’anima dentro. Le stesse trasparenze oggi diventano metaforiche, rappresentano la voglia di vedere chiaro a livello finanziario e politico».

Ma l’utilizzo maggiore delle trasparenze deriva anche da una tecnica differente dal passato. «L’altra tendenza relativa alla trasparenza dei tessuti - spiega Valeriani - deriva dalla tecnica di design attuale con cui si creano gli abiti». Una tenica, spiega la docente, «che utilizza il computer, programmi come “photoshop” e non più il disegno a mano. Questa tecnica digitalizzata aiuta a sovrapporre sull’immagine da disegnare diverse siluette trasparenti fino a trovare la linea definitiva del design».

«I materiali sono sempre più leggeri come leggero è il lavoro», sottolinea la professoressa Valeriani rispondendo alla domanda se la leggerezza dei capi possa rispecchiare la precarietà. «Mi sembra una bella analogia - aggiunge - ma rischia di essere pericolosissima se la spostiamo sul concetto di “nuda vita”: nuda pelle come nuda vita. Questo della nuda vita è un concetto largamente usato dalla filosofia contemporanea. Il cittadino oggi non è più tutelato dalle leggi come all’inizio dello Stato moderno ma tende invece ad essere lasciato a se stesso e alla propria nuda vita».

Decisamente forti i colori, dal viola al giallo, che monopolizzano le vetrine. «Basta andare in giro per le vetrine - spiega Valeriani - per vedere per esempio quest’esplosione del viola, che si era già ampiamente consolidato. Sono colori molto forti ma abbinati anche a colori neutri, bilanciati. La tendenza dei colori forti è però anche un frutto di revival, che aiuta a non pensare a cose tristi».

«I colori neutri o spenti degli anni ’80 erano il gusto di una società ferente - prosegue la docente - Mentre i primi anni ’70, quando si profilò la crisi del petrolio, erano anni in cui trionfava il colore. Quello che mi sembra affiori oggi - aggiunge Valeriani - è una tendenza all’etnico molto forte: le collezioni di Parigi sono tutte sull’etnico o sul tema del viaggio». «Molte aziende presentano cataloghi di colori per la pelle alti 10 cm - sottolinea Tudini - con colori e sfumature prima impensabili per questo tipo di materiale».

Tra le ultime tendenze c’è la ricerca di novità senza guardare troppo al passato. «C’è un grande lavoro di ricerca e creatività da parte della moda - aggiunge Diane Becker - l’imperativo è proporre qualcosa di nuovo, che sia basato su una ricerca più profonda».

LASTAMPA.it
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Esplode la moda  degli orecchini extra-large

DAVOS/SWITZERLAND, 29JAN05 - Angelina Jolie, G...Image via Wikipedia

ROMA
Alla notte degli Oscar, Angelina Jolie ne indossava un paio color verde smeraldo. E sulle passerelle di tutto il mondo gli stilisti ne hanno proposti di ogni tipo, con una sola, comune parola d’ordine: devono essere enormi. Sono gli orecchini a “candeliere”, con clips o buco, che tanto andranno di moda questa primavera, ma che già da tempo sono fra gli accessori preferiti dalle donne. Eppure, se utilizzati troppo, possono creare qualche problema ai delicati lobi femminili: il peso eccessivo infatti, può deformarli irreversibilmente, provocando quell’antiestetico effetto “allungato” che solo il bisturi può ridimensionare.

E in effetti, spiega all’Adnkronos Salute Marco Gasparotti, specialista in chirurgia plastica di Roma, «da sette-otto anni vedo una decina di pazienti ogni settimana che richiedono questo tipo di ritocco». Il lobo è lungo in media due centimetri ed è composto da tessuti connettivi adiposi. Non ha una funzione biologica e non contiene cartilagini come il resto dell’orecchio. Essendo attraversato da molti vasi sanguigni e terminazioni nervose viene considerato una delle zone erogene per eccellenza. Ma se si eccede nell’ornarlo, se ne pagano le conseguenze.

Fra i comportamenti a rischio, indossare orecchini pesanti per tutto il giorno e non solo per qualche occasione o comportarsi come se non si avessero oggetti da oltre un etto di peso “ciondolanti” sul collo. Dunque, parlare al telefono pigiando troppo sulla cornetta ed esercitando così una tensione eccessiva per il lobo, indossare il casco e andare in motorino, o asciugarsi i capelli utilizzando il phon, che amplifica i potenziali danni. In ogni caso, «l’operazione per ridare forma all’orecchio è semplice - dice Gasparotti - viene effettuata in anestesia locale e può costare al massimo mille euro».

«È un problema molto comune - prosegue l’esperto - e spesso le pazienti che vengono da me per rifarsi il seno o effettuare una liposuzione, con l’occasione mi chiedono anche di intervenire sui lobi “allungati”. Sono donne dai 35-40 anni in su che magari indossano orecchini col buco da oltre 20 anni e vogliono che il loro orecchio torni ad assumere quella bella forma tonda che avevano da giovanissime».

Le italiane condividono la passione e i dolori per gli orecchini anche detti a “lampadario” con le inglesi: James McDiarmid, specialista che opera a Plymouth e Cheltenham, intervistato dal “Daily Mail” ha reso noto di aver notato «un aumento del 20% delle pazienti che richiedono un intervento estetico ai lobi, molto spesso a entrambi, ma anche a uno solo».

Una delle sue pazienti ad esempio, Carolina Lehrian, 45 anni, si è dovuta far ricostruire il lobo destro dopo anni di “sfoggio” di orecchini alla Joan Collins nel telefilm “Dynasty”: «vedevo il buco che si allargava, ma non avevo notato che, portando questi accessori dagli anni ’80, pian piano un lobo era diventato più lungo dell’altro. Gli amici mi hanno fatto notare che sembrava che il mio orecchio stesse cadendo».

LASTAMPA.it
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venerdì 23 gennaio 2009

Missoni e Valentino Fashion Group rinnovano la loro partnership

Missoni e Valentino Fashion Group rinnovano la loro partnership per lo sviluppo di M Missoni, seconda linea della Maison fondata nel 1953 da Ottavio e Rosita Missoni.
L’accordo, decennale nella durata e lungimirante negli intenti, testimonia la volontà di entrambi di proseguire nella già intrapresa strategia di sviluppo globale, creando sinergie di valore con partner che ne condividono l’approccio e la visione.
La collaborazione tra le due realtà, avviata nel 2005, ha portato da subito grandi benefici. Missoni e VFG hanno lavorato strettamente per rafforzare la notorietà del brand Missoni nel mondo, qualificarne l’immagine ed avvicinarsi sempre più al proprio consumatore. Oggi più che mai, con il nuovo accordo, la partnership assume connotazioni strategiche, orientate ad enfatizzare gli elementi di forte distintività del marchio e delle diverse linee che lo compongono, in totale sintonia con la filosofia di Missoni.
Un’offerta diversificata, per un target ben preciso, risultato della collaborazione di due grandi aziende. “E’ un traguardo questo che abbiamo raggiunto – dichiara Vittorio Missoni - perfettamente in linea con la politica di sviluppo globale avviata oramai da tempo, che ci vede sempre attivi e determinati grazie alla qualità del nostro prodotto, all’apprezzamento che il mercato mondiale ci riconosce ed al valore della collaborazione di partner quali Valentino Fashion Group. Sono certo che insieme raggiungeremo notevoli risultati”.
Non diverso il pensiero di Stefano Sassi, Amministratore Delegato di VFG: ''MMissoni rappresenta per la Valentino Fashion Group il perfetto connubio tra un marchio di alto contenuto creativo e qualitativo, la cui produzione e commercializzazione rientra nei nostri obiettivi strategici, e la capacità del Gruppo di gestire e valorizzare i marchi in portafoglio. Questo rinnovo di lungo termine esprime la fiducia che Missoni ha in Valentino Fashion Group e permetterà di dare una forte accelerazione allo sviluppo della rete retail oltre che di proseguire negli ambiziosi intenti di crescita globale del marchio.''

lunedì 19 gennaio 2009

Ecce homo, picciotto o rockettaro

Pete DohertyImage via WikipediaAvolte ritornano. Barba di tre giorni, baffo che conquista, sguardo malandrino. Eccoli i seduttori bruni, muscolosi e tozzi che fanno girare la testa alle donne. Targati doc con lo slogan «Italian stallon» stampato sulla maglietta - che fascia i pettorali - sopra la foto di Silvester in posa da culturista. Dolce e Gabbana rilancia il «masculo» siculo, il picciotto sanguigno e ruspante, figlio di quel trend al testosterone promosso, sempre dai due stilisti, qualche anno fa con le scritte «Italians do it better» (gli italiani lo fanno meglio) su una marea di T-shirt.

«Virilità fashion atto secondo», potrebbe essere il titolo della collezione ritorno alle origini che ieri ha sfilato in passerella, ma anche il riassunto di un mondo adulto - dai 25 ai 40 anni - teso a recuperare le sue stigmate maschie. Un mondo che nel linguaggio estetico si contrappone a quello dei giovanissimi fan del rock british, alti e allampanati, arruffatelli e magrolini; aria fragile ma non dannata alla Pete Doherty. Son giunchi di salute quelli che da Burberry Prorsum recuperano le camicie bianche stazzonate con i pantaloni sottili di tartan tinto di nero, la pancerina di lana in vita uguale al proteggi collo ad anello dove i motivi scozzesi esplodono dilatati.

Voglia di tenerezza, di calore casalingo un po’ trasandato tradotto con grandi e soffici maglioni. In comune questi due tipi d’uomo, che s’incontrano sulle pedane dedicate al prossimo inverno, hanno il mood intimista. Anche il conquistatore che viene dal Sud è un romantico, riparte dai punti fermi come la famiglia e i veri valori. «Indossa smoking fatti di nastri intessuti al telaio, sintesi del bisogno di intrecciare relazioni autentiche, faccia a faccia con gli altri, come un tempo. Altro che Facebook. I contatti virtuali non fanno per noi, meglio dal vivo. Pochi ma buoni. Magari ricevendo in casa con abiti comodi. Oppure uscendo la sera con qualche tocco eccentrico alla Visconti, con i lampi dei colori da paramento», spiegano Dolce e Gabbana.

I Killer scandiscono la sfilata cantando «Human», sintesi perfetta di quest’uomo più umano che accorcia le distanze, piacevole da toccare e guardare quando passeggia la domenica vestito di nero, il vezzo antico del fazzoletto bianco stretto in mano come nelle immagini d’antan in bianco e nero che 25 anni fa hanno acceso l’estro dei Dolce e Gabbana. E black and white sono le foto dell’Inghilterra tranquilla, familiare e fumosa di Bill Brandt da cui ha attinto lo stilista di Burberry Prorsum, Christopher Bailey.

In momenti destabilizzanti come questo tutti cercano un’identità. Anche i ragazzi di Costume National scompongono e ricompongono il guardaroba per creare nuove formule fatte di ieri e oggi, di gilet tradizionali sposati a golf tricottati dalla nonna, magliette rock e pantaloni di vigogna, con gusto maldestro e attuale. L’abito per cercare lavoro? Un gessato of course, tre taglie di meno però, Navarra lo suggerisce con i calzoni corti che scoprono la caviglia.

Rude e country, altra faccia del maschio-macho, è il cowboy di Pignatelli a caccia d’oro in montagna. Un tipo alla «Cuore Selvaggio» che quando smette la tenuta da lavoro si veste come un nababbo, compra giacche tuxedo di pitone, passeggia ad Aspen con paltò di cachemire lunghi fino ai piedi, doppiati di volpe.

Il lusso spesso è nascosto nella ricerca certosina: sembrano di nabuck i giubbotti di C.P. Company in jersey di poliestere; sono in pelle termo saldata al cachemire i bomber di Trussardi effetto tatuaggio. Per intenditori arrivano le giacche di Jil Sander a forma di clessidra, sagomate al punto da far sembrare «fisicato» anche i più mingherlini.
LASTAMPA.it
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domenica 11 gennaio 2009

Tendenze. Se tua moglie ti tradisce con un’amica…

Non è un fenomeno transitorio legato a un preciso periodo della vita di una donna. E non è una moda, e tantomeno un vizietto. Si parla della bisessualità.
Che sia un qualcosa di più profondo lo dice una nuova ricerca condotta, nell’arco di dieci anni, su 79 donne non eterosessuali. Lo studio partito dall’Università dello Utah, è stato poi pubblicato sulla rivista Developmental Psychology. Il risultato è quantomeno rivoluzionario: nelle donne bisex, l’attrazione per entrambi i sessi non subisce variazioni nel tempo. Il che vuol dire che una storia con un’altra donna è, per la donna, qualcosa di radicato nel profondo e non una trasgressione passeggera. Ma non si parla di omosessualità. Lisa Diamond, psicologa coordinatrice della ricerca, ha condotto le interviste personalemnte a partire dal 1995, su un campione di donne dello stato di New York tra i 18 e i 25 anni, che si definivano lesbiche, bisessuali o comunque non etero.

Ecco quanto riferisce la Diamond a ricerca ultimata: “Sono giunta alla conclusione che la bisessualità femminile, più che una fase, rappresenti una stabile “identità” di genere. Se si fosse trattato di una fase transitoria sarebbe emerso. Ci sarebbe stato un cambiamento di identità e di relazioni, invece il modello di attrazione non-esclusiva è rimasto inalterato, persino tra le donne che si sono sposate. Il che smonta la convinzione che si tratti prevalentemente di una condizione temporanea. Anche le donne etero, aggiunge Lisa Diamond- tendono infatti a sperimentare, più facilmente, desideri e comportamenti con persone dello stesso sesso. Ma se sono prevalentemente eterosessuali, si tratterà solo di esperienze che non apporteranno modifiche alla loro identità sessuale”. Vero è, in generale, che le giovani pero’ si sentono oggi sessualmente più libere di sperimentare, e questo porta ad avere esperienze prima di donne di altre generazioni. Quanto è destabilizzante o decisivo? Alessandra Corsini, psicoterapeuta: “Negli ultimi decenni è sicuramente aumentata l’ostentazione per la bisessualità contribuendo a dare l’impressione che questo comportamento sia in “uso” per mera trasgressione o per fenomeni di “moda”. Posso però affermare, senza tema di sbagliare che l’orientamento sessuale non può esser cambiato secondo la moda, ma si tratta di qualcosa insito nella nostra psiche, nel nostro codice genetico e che quindi fa parte della nostra personalità”.

Gli psicologi Marco Baranello e Emanuela Sabatini hanno condotto recentemente una ricerca sull’immaginario erotico delle donne. Dalla ricerca emerge una propensione delle donne eterosessuali a fantasie erotiche che includono rapporti con altre donne, arrivando addirittura ad un 75 per cento dei casi in cui le interpellate hanno, nelle fantasie, rapporti di tipo bisessuale, quindi sia con uomini che con donne. I curatori: “E’ possibile che ciò avvenga perché la quasi totalità delle donne ha sviluppato i propri desideri sensuali/sessuali nel contatto con la figura materna. La fantasia omosessuale, in questo caso, non fa altro che garantire una “continuità” naturale del contatto con il corpo materno”. “So di una ricerca condotta in Canada – prosegue la Corsini- secondo cui un nudo maschile, per una donna risulta molto meno eccitante e piacevole di un nudo femminile. La ricerca ha evidenziato tendenze assolutamente inaspettate dell’inconscio e del conscio femminile. Credo che sia soprattutto una ricerca di sensualità, aspetto che molto spesso manca nell’uomo e che invece è fondamentale per un approccio armonioso con il sesso. Come a ripetere la solita frase da manuale “la donna ama il contenuto e non l’involucro”.

“Concludere che tutte le donne siano bisessuali sarebbe una generalizzazione della sessualità femminile. E’ la nostra apparente flessibilità che ci da’ una maggiore predisposizione alla bisessualità rispetto al mondo maschile”. Luki Massa, regista e presidente associazione lesbica Fuoricampo di Bologna: “Fondamentalmente penso che ogni individua/o debba avere la libertà di autodeterminazione nelle scelte corpo/mente. Se la bisessualità parte da questo allora diciamo che esiste. La mia scelta e il mio sentire di essere lesbica è profonda sia nel privato che nel politico e per questo ho scelto un percorso di visibilità in una associazione lesbica proprio per sradicare facili stereotipi oltre che pericolosi pregiudizi. Un percorso del genere non lo vedo fare a donne che si definiscono bisessuali. Lo vivono più nel privato e questo lascia spazio al dubbio che la bisessualità sia una posizione di comodo. E poi domanda: si è bisessuali finche non ci si innamora di una donna?” (Monica Maggi- Affari Italiani)

Tendenze. Se tua moglie ti tradisce con un’amica…
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Sono le scarpe l'oggetto del desiderio. Ma le donne non sanno vivere senza i jeans

Un capo su tutti mette d'accordo donne di ogni latitudine: i jeans, irrinunciabili. I jeans sono un passe-par-tout che fa sentire sempre a proprio agio: lo pensa il 45% delle italiane, il 64% delle australiane e addirittura l'84,5% delle indiane ha nell'armadio capi in denim. L'oggetto fashion assoluto? Le scarpe senza dubbio. Ne sono convinte il 63% delle russe, il 49% delle greche e il 45,5% delle italiane.

Oltre ad essere l'oggetto più fashion, le scarpe sono anche l'oggetto più collezionato al mondo, a cui la donna non resiste: fanno eccezione le indiane che preferiscono le sciarpe, ma possiedono svariate paia di scarpe il 36% delle croate, il 45% delle greche e il 37% delle olandesi. E' quanto emerge da una grande inchiesta internazionale, la prima, sulla moda: l'ha proposta Grazia in collaborazione con il proprio network internazionale, attraverso un questionario di 52 domande, per scoprire tutto sul rapporto delle donne con la moda, i marchi, lo shopping.


Affaritaliani.it - Moda





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venerdì 9 gennaio 2009

Marina Berlusconi Sposa in D&G

Nel weekend una importante cerimonia è stata celebrata in casa Berlusconi: la figlia del primo ministro, Marina Berlusconi, si è infatti sposata con Maurizio Vanadia, un ex ballerino della Scala. Marina, figlia di Silvio Berlusconi e della prima moglie Carla DellOglio, per l’occasione ha scelto di vestire un abito di Dolce & Gabbana, che lei ha scelto accuratamente solamente venerdì sera tra una serie mandati appositamente dai due stilisti. Realizzato in raso di seta color avorio, sembra essere stato anche molto apprezzato da papà Silvio per la sua sobrietà. La cerimonia si è svolta tra pochi intimi nella Villa San Martino ad Arcore, nella cappella seicentesca al suo interno.


marina berlusconi sposa

Il vestito dello sposo invece, è stato realizzato dal famoso sarto Gianni Campagna, che per l’occasione ha creato un tight scuro, che ha copiato in versione mini anche per i figli della coppia. Le foto della cerimonia non sono ancora uscite sui giornali, ma ben presto ne vedremo alcune in esclusiva sul settimale Chi, da dove anche le foto dei due sposi sono tratte. Non resta che fare i nostri migliori auguri ai due sposi, partiti già per il loro viaggio di nozze, dopo aver avuto la benedizione di papà Silvio.


Strabello
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domenica 4 gennaio 2009

Vogue, complotto contro la Wintour

Anti-Wintour image created and distributed by ...Image via Wikipedia

Anno nuovo facce nuove. Potrebbe essere questo il ritornello che accompagnerà il naufragio professionale di Anna Wintour: la direttrice di Vogue che ha ispirato il personaggio del film "Il Diavolo Veste Prada". Secondo i bene informati l'ingombrante prima donna della moda avrebbe perso potere. Il Time l'ha piazzata al primo posto di una classifica dei "passi falsi" dell'anno appena trascorso in fatto di eleganza.

Per l'autorevolissimo settimanale americano, l'insulto al bel vestire è stato commesso in maggio al Gala del Constume Institute di New York. La direttrice di Vogue si è presentata con un abito di Karl Lagerfeld "che sembrava incrostato di fossili e molluschi": per Time, una "Waterloo" nella storia della moda contemporanea.

L'anno appena iniziato rischia di trasformarsi in un incubo per la famosa e potente direttrice di Vogue. Probabilmente dietro l'attacco del Time c'è chi trama per favorire un pensionamento anticipato alla Wintour. Da giorni circola il nome di Carine Roitfeld, francese classe '54, direttrice di Vogue Francia come possibile nuova numero uno di Vogue America.

Sta per accadere ciò che accadde nel film, dove ad insidiare la "vecchia" volpe c'è una parigina. Ma questa non è fiction e la provocazione del Time, orchestrata o meno da qualcuno, dimostra come l'epoca della Wintour, che decide cosa è "in" o cosa è "out", che decreta fortuna e sventura di uno stilista o di una marca, è al crepuscolo.

Supposizioni che potrebbero presto trasformarsi in realtà soprattutto se si prende in considerazione un altro autorevole attacco al fortino della lady di ferro della moda internazionale. L'ultimo colpo ben assestato alla Wintour è arrivato dalle colonne del New York Times, dove senza giri di parole, Vogue America viene definito "stantio e prevedibile".



Vogue, complotto contro la Wintour
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Bombay Bicycle Club

Bombay Bicycle Club : I Bombay Bicycle Club sono una band indie rock londinese formatasi nel 2005. La band si è formata nel quartiere di Cro...