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martedì 30 giugno 2009

Moda, Versace: vendite in netto miglioramento a maggio, giugno

Santo VersaceImage via Wikipedia

Un trend, secondo il presidente Santo Versace, che può essere esteso al resto del settore del lusso.

"Maggio e giugno sono in netto miglioramento rispetto all'inizio dell'anno e in tenuta rispetto all'anno prima. Sto parlando delle vendite e dei consumi di Versace ma è una sensazione che ho raccolto anche da altri", ha spiegato Versace in occasione di un incontro presso l'associazione stampa estera.

"Aprile è stato migliore rispetto ai mesi precedenti, mentre a marzo abbiamo toccato la punta peggiore", ha aggiunto il fratello della stilista Donatella. "Ma nessuno può dire che la crisi è finita", ha concluso.

Il gruppo Versace ha chiuso il primo trimestre con ricavi in calo del 13,4%, rispetto a un anno prima.

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mercoledì 18 marzo 2009

In vetrina colori vivaci  e trasparenze contro la crisi

Gli esperti, leggerezza e creatività per combattere un clima “pesante”
ROMA
Tessuti leggeri, chiffon e organza, abiti in pelle, colori vivaci e trasparenze. La moda risponde alla crisi. E lo fa proponendo capi velati e creatività contro le ombre di un futuro sempre più incerto. Per gli esperti del settore, docenti universitari e insegnanti delle Accademie, la moda affronta con ottimismo le paure della società. Basta dare uno sguardo alle vetrine: dal viola al giallo, i colori forti monopolizzano le ultime tendenze e rappresentano i simboli dell’ottimismo con il quale si vuole affrontare una grande sfida.

«La tendenza alla trasparenza potrebbe accompagnare una ricerca di sicurezza - spiega all’Adnkronos la professoressa Luisa Valeriani, docente di Sociologia delle Arti e della moda all’Università La Sapienza - il tentativo di acquisire sicurezza attraverso il vedere tutto, anche quello che solitamente è nel retroscena. Il mettere in scena il retroscena o addirittura l’osceno, anche se ormai il nude look ci ha abituato a forme di nudità di ogni tipo. D’altra parte non dimentichiamo che il gioco tra vedo-non vedo fa parte della sensualità fin dai tempi antichi».

Materiali sempre più ricercati e leggeri, come la stessa pelle, resa sottilissima e simile alle stoffe, sono il frutto della ricerca e della creatività ma anche della voglia di leggerezza in un momento percepito come pesante. «La vera novità di quest’anno è che la pelle è resa sottilissima - spiega Liliana Tudini, vicepresidente dell’Accademia di costume e moda di Roma - Non si percepisce più la differenza con l’abito: la pelle ormai si tratta come una stoffa, viene pinzettata, decorata, intarsiata».

«Si è perso il limite nell’affrontare la pesantezza della pelle - prosegue Tudini - e si usa un’ampia gamma di colori, alcuni fino a qualche tempo fa impensabili e anche molte sfumature». «C’è voglia di leggerezza - aggiunge Diane Becker, Capo Dipartimento Design calzatura e accessori al Polimoda di Firenze - una leggerezza fresca, che implica speranza e che si contrappone alla pesantezza del momento che stiamo vivendo. I capi di abbigliamento è come se avessero un’anima dentro. Le stesse trasparenze oggi diventano metaforiche, rappresentano la voglia di vedere chiaro a livello finanziario e politico».

Ma l’utilizzo maggiore delle trasparenze deriva anche da una tecnica differente dal passato. «L’altra tendenza relativa alla trasparenza dei tessuti - spiega Valeriani - deriva dalla tecnica di design attuale con cui si creano gli abiti». Una tenica, spiega la docente, «che utilizza il computer, programmi come “photoshop” e non più il disegno a mano. Questa tecnica digitalizzata aiuta a sovrapporre sull’immagine da disegnare diverse siluette trasparenti fino a trovare la linea definitiva del design».

«I materiali sono sempre più leggeri come leggero è il lavoro», sottolinea la professoressa Valeriani rispondendo alla domanda se la leggerezza dei capi possa rispecchiare la precarietà. «Mi sembra una bella analogia - aggiunge - ma rischia di essere pericolosissima se la spostiamo sul concetto di “nuda vita”: nuda pelle come nuda vita. Questo della nuda vita è un concetto largamente usato dalla filosofia contemporanea. Il cittadino oggi non è più tutelato dalle leggi come all’inizio dello Stato moderno ma tende invece ad essere lasciato a se stesso e alla propria nuda vita».

Decisamente forti i colori, dal viola al giallo, che monopolizzano le vetrine. «Basta andare in giro per le vetrine - spiega Valeriani - per vedere per esempio quest’esplosione del viola, che si era già ampiamente consolidato. Sono colori molto forti ma abbinati anche a colori neutri, bilanciati. La tendenza dei colori forti è però anche un frutto di revival, che aiuta a non pensare a cose tristi».

«I colori neutri o spenti degli anni ’80 erano il gusto di una società ferente - prosegue la docente - Mentre i primi anni ’70, quando si profilò la crisi del petrolio, erano anni in cui trionfava il colore. Quello che mi sembra affiori oggi - aggiunge Valeriani - è una tendenza all’etnico molto forte: le collezioni di Parigi sono tutte sull’etnico o sul tema del viaggio». «Molte aziende presentano cataloghi di colori per la pelle alti 10 cm - sottolinea Tudini - con colori e sfumature prima impensabili per questo tipo di materiale».

Tra le ultime tendenze c’è la ricerca di novità senza guardare troppo al passato. «C’è un grande lavoro di ricerca e creatività da parte della moda - aggiunge Diane Becker - l’imperativo è proporre qualcosa di nuovo, che sia basato su una ricerca più profonda».

LASTAMPA.it
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martedì 13 gennaio 2009

Dolce e Gabbana "Gli uomini? Li faremo pregare in ginocchio"

Gli stilisti annunciano la prossima campagna choc "Ci accuseranno di offendere la religione"

MILANO
Lavorano no stop, giusto una pausa panino e caffè all’ora di pranzo. D’altronde fra qualche giorno cominciano le sfilate maschili a Milano e loro due sono totalmente assorbiti da casting, prove, ritocchi alla collezione (in calendario il 17 gennaio). Ma un po’ di tempo per chiacchierare e raccontarsi Stefano Gabbana e Domenico Dolce lo trovano sempre. E, come accade da oltre vent’anni, parlano insieme, uno comincia il discorso e l’altro lo completa. In un travaso continuo di idee e battute. Si comincia dal tema di stagione, la moda uomo. «Ormai rappresenta il 50 per cento del fatturato del marchio, è diventata importante quanto quella femminile. Questo perché gli uomini sono cambiati tantissimo. Oggi sono più liberi, non hanno paura di essere giudicati. Entrano nei negozi e scelgono da soli, senza bisogno di consigli. Non è più come una volta che i capi griffati erano per gay e persone stravaganti. A sdoganarli sono stati gli sportivi, calciatori e non solo, traducendo i trend con un linguaggio popolare. Il primo che ha cominciato a osare è stato David Beckham con l’orecchino, un taglio di capelli diverso, l’uso dei colori... E poi via sono arrivati gli altri. Noi abbiamo vestito il Milan, la nazionale di rugby e beach soccer... Lo sport ci è sempre piaciuto. Io vado in palestra, ho dovuto smettere la boxe perché avevo male alle mani, ma adesso la riprendo; Domenico è impallinato con il calcio e la Formula Uno».

Come monitorate i desideri della clientela?
«Ci piace vivere la vita e siamo curiosi. Guardiamo tutto e tutti, ogni dettaglio ci dà spunti e idee. Non stiamo chiusi nel nostro guscio, usciamo, osserviamo i giovani nei locali, nei bar. Esattamente come facevamo 24 anni fa quando abbiamo cominciato».

Pensate che il made in Italy sia poco competitivo?
«Tutt’altro, abbiamo grossi nomi e notevoli fatturati in Italia: Armani, Prada... Siamo i più forti. In Francia c'è solo Vuitton che vende tanto, ma solo con la pelletteria».

Produrre in Italia è un fattore fondamentale?
«Se una cosa è fatta bene e ci piace la compriamo, non importa se è realizzata in Cina, Russia o India. Certo, il made in Italy resta il numero uno».

In questo momento di crisi non vi sentite in colpa a proporre articoli di lusso?
«No. Noi lavoriamo sul senso estetico, dobbiamo offrire un sogno. La creatività costa! Per distinguerci dobbiamo fare cose non facilmente copiabili, di conseguenza sono più costose. Tutto non è per tutti. La nostra storia è legata a un certo tipo di prodotto, non saremmo capaci di proporne un altro. Per esempio mandiamo in pedana giubbotti in coccodrillo da 30 mila euro che realizziamo su misura. C'è gente che li ordina, ce li chiedono circa una trentina di persone. Meglio che vendere magliette da 15-20 euro l'una».

Le vostre campagne pubblicitarie spesso sollevano polemiche - quella che sembrava simulare uno stupro è stata addirittura vietata in Spagna -. Perché usate un linguaggio così forte nella comunicazione?
«Il male sta negli occhi di chi guarda. Nell’87 la nostra pubblicità sui reggiseni fu criticatissima, si parlò addirittura di legge Merlin... Noi avevamo disegnato quei capi con innocenza, ricordando la corsetteria sicula delle nostre mamme. La prossima che uscirà a giorni ritrae alcuni uomini inginocchiati, in preghiera. Il fotografo Steven Klein ha riassunto con quella foto - citazione dell’inizio del film il “Gattopardo” di Visconti - l'essenza della nostra collezione barocca. Sicuramente diranno che offendiamo la religione. Invece potrebbe essere letta come un ritorno ai valori. E di questi tempi ce ne sarebbe tanto bisogno».

Ultimamente avete editato parecchi libri importanti, è un modo per rendere la vostra moda immortale?
«Sì. Più che diventare ricchi - già lo siamo e non ci dispiace - la cosa a cui teniamo maggiormente è quella di lasciare attraverso i libri fotografici un segno del nostro stile nella storia della moda».

Esistono ancora le icone?
«Sono scomparsi i personaggi di riferimento. Solo Madonna continua a essere un modello da imitare, l’unica che ha saputo adattare il suo stile all’evolversi dei tempi. Anche Victoria Beckham è un faro. E non è antipatica come sembra. La conosciamo da 10 anni, eravamo a cena l’altra sera al Gold con lei e i bambini che giocavano con i figli di amici nostri, è una easy. Come tutti gli inglesi sembra un po’ sulle sue, ma è solo timidezza. Una maschera di difesa che cade nel privato rivelando una donna molto piacevole».

Dolce e Gabbana, una coppia nel lavoro, ma non più nella vita. Come siete riusciti a mantenere un legame di complicità e amicizia così forte?
«Quando è finita la nostra storia sentimentale ci sono stati momenti difficili, come accade a tutti in queste situazioni. Poi abbiamo raggiunto un equilibrio affettuoso. C'è stato un momento in cui entrambi ci siamo venuti incontro. Il figlio del nostro amore è stato creare insieme la Dolce e Gabbana da cui non ci staccheremo mai! Facciamo la nostra vita, ma siamo come fratelli, anzi di più. Abbiamo passato Capodanno insieme con i nostri rispettivi partner, frequentiamo le famiglie uno dell’altro. Non possiamo stare divisi».

Non litigate mai?
«Uhh, un sacco, come sempre. Il rapporto a livello a personale non è mai cambiato, va oltre la fisicità e la sessualità. Litighiamo per una gonna o un pantalone. Domenico mi tiene il muso, a me passa molto prima, faccio una risata e me ne dimentico».

Avere figli è sempre uno dei vostri sogni?
«Sì. All’inizio era solo un mio desiderio, ora lo è anche per Domenico. Ma ne parleremo quando sarà il momento, non adesso».

Continuano a chiamarvi «giovani stilisti», anche se ormai siete cresciutelli, forse perché in Italia gli altri creatori affermati sono molto più vecchi di voi e il sistema lamenta che non ci sia un ricambio generazionale, quando arriva il momento di ritirarsi?
«Non c’è un’età, è una questione di mentalità, prima o poi comunque arriva. Non immaginiamo la vecchiaia senza lavorare, ma è giusto lasciare la nostra eredità a qualcuno di più giovane, magari aiutandolo dietro le quinte. Di talenti in erba ce ne sono tanti. Non chiedeteci però a chi passeremo il testimone, è ancora presto».

Quali sono i vostri hobby?
«Abbiamo molti amici. Io adoro giocare a Monopoli e a carte: burraco, scala quaranta... mi piace viaggiare e sciare. E poi dipingo, non l’ho mai detto a nessuno. Disegno fiori, cuori, farfalle... alcuni quadri li tengo, altri li regalo. Domenico è malato di lavoro. Però quando stacca cucina, per altro benissimo, organizza tornei con la Wii della Nintendo... legge di tutto: gialli, romanzi, libri di moda».

Che cosa vi sta sullo stomaco del nostro Paese?
«Parecchie cose. In primis i servizi che non funzionano. Dalla sanità ai trasporti, alla difficoltà di fare un documento. Non ci illudiamo che cambino, l’Italia è così. Nonostante tutto siamo orgogliosi di essere italiani».

Che cosa pensate di Obama?
«Non lo conosciamo ancora abbastanza per esprimerci!».

Siete soddisfatti della Moratti?
«Il suo è un mestiere difficile, però è brava. In genere le donne in politica ci sono sempre piaciute... ma non facciamo nomi».

Voi avete detto che la moda non è più di moda, che cosa l'ha sostituita?
«I viaggi, il conoscere, la cultura. Ma la moda tornerà di moda molto presto. Intanto rimane un argomento di interesse, di vita. E noi andiamo avanti».

LASTAMPA.it
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venerdì 9 gennaio 2009

Marina Berlusconi Sposa in D&G

Nel weekend una importante cerimonia è stata celebrata in casa Berlusconi: la figlia del primo ministro, Marina Berlusconi, si è infatti sposata con Maurizio Vanadia, un ex ballerino della Scala. Marina, figlia di Silvio Berlusconi e della prima moglie Carla DellOglio, per l’occasione ha scelto di vestire un abito di Dolce & Gabbana, che lei ha scelto accuratamente solamente venerdì sera tra una serie mandati appositamente dai due stilisti. Realizzato in raso di seta color avorio, sembra essere stato anche molto apprezzato da papà Silvio per la sua sobrietà. La cerimonia si è svolta tra pochi intimi nella Villa San Martino ad Arcore, nella cappella seicentesca al suo interno.


marina berlusconi sposa

Il vestito dello sposo invece, è stato realizzato dal famoso sarto Gianni Campagna, che per l’occasione ha creato un tight scuro, che ha copiato in versione mini anche per i figli della coppia. Le foto della cerimonia non sono ancora uscite sui giornali, ma ben presto ne vedremo alcune in esclusiva sul settimale Chi, da dove anche le foto dei due sposi sono tratte. Non resta che fare i nostri migliori auguri ai due sposi, partiti già per il loro viaggio di nozze, dopo aver avuto la benedizione di papà Silvio.


Strabello
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giovedì 18 dicembre 2008

Gioie.it è l’e-company del Gruppo Banzai


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Gioie.it è l’e-company del Gruppo Banzai dedicata ai gioielli MADE in ITALY.

Nata nel 2000, Gioie.it è la prima azienda italiana a puntare sulle vendite online. Dal marzo 2008 fa parte del Gruppo Banzai, quarto gruppo italiano per dimensioni che opera esclusivamente sul mercato internet con un fatturato nel 2007 di 38,6 milioni di euro. Una ulteriore garanzia della solidità e della affidabilità di Gioie.it.

La sede centrale di Gioie.it è a Valenza, città leader mondiale nella lavorazione di monili con pietre preziose. Beneficiando di un fertile terreno di contatti Gioie.it seleziona le aziende produttrici dei migliori gioielli, ideati dai piu' preparati designers e maestri orafi italiani, operanti nei rinomati distretti di Valenza, Vicenza, Arezzo, Napoli e Milano.
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Marta Marzotto (Reggio Emilia, 24 febbraio 1931)


Marta Marzotto (nata Vacondio) (Reggio Emilia, 24 febbraio 1931) è una stilista italiana.

Figlia di un casellante delle ferrovie e di una mondina, vive i primi anni della sua vita a Mortara, in Lomellina, e fin da giovanissima lavora dapprima come mondina, poi come apprendista sarta e in seguito come mannequine presso le Sorelle Aguzzi di Milano. Grazie alla frequentazione della sartoria Aguzzi conosce il conte Umberto Marzotto, col quale si sposa, assumendone il cognome, che conserverà anche dopo il divorzio.

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Bombay Bicycle Club

Bombay Bicycle Club : I Bombay Bicycle Club sono una band indie rock londinese formatasi nel 2005. La band si è formata nel quartiere di Cro...