martedì 21 aprile 2009

Borse Donna Karan, Modern Virgo Ruched Hobo

Modern Virgo Ruched Hobo
Torno a parlarvi di Donna Karan dato che l’abbiamo inserita da poco tra i designer quì su Bags Stylosophy mi sembra giusto approfondire un pò il mondo di questa brava stilista statunitense, oggi vediamo una bellissima hobo, particolare e glamour perfetta per la primavera!
La borsa che vedete in foto si chiama Modern Virgo Ruched Hobo ed è stata proposta nella collezione primavera estate 2009 di Donna Karan, è una borsa preziosa come si evince dal prezzo ma certamente bellissima e raffinata, per essere chic e alla moda anche in modo semplice.


La Modern Virgo Ruched Hobo è realizzata in pelle di agnello metallizzata che presenta una lavorazione rugosa molto particolare che arricchisce ancora di più il colore tra il bronzo e l’oro che Donna Karan ha scelto per questa bag, è una borsa dal design molto semplice, presenta la chiusura con la clip magnetica e il manico formato da un cordoncino che fa due giri attorno agli anelli laterali presenti alle due estremità.


Questa borsa di Donna Karan è adatta a tutte le donne, dalle giovanissime alle più grandi perchè essendo semplice e senza fronzoli si adatta a molti look dai più sobri con cui si sposa a meraviglia, a quelli più trendy a cui dà quel tocco di eleganza chic che per le donne è fondamentale. L’interno è foderato in tessuto antiscivolo ed abbiamo una tasca con la zip ed una per il cellulare invece la parte hardware è color oro.


Le dimensioni di questa hobo sono 43 x 33 x 19 centimetri e il manico misura 25 centimetri. Il prezzo è di ben 1,695 dollari che equivalgono a 1.308 euro
Bags Stylosophy

mercoledì 15 aprile 2009

Metropolitan Museum di New York celebra top model anni '90

Metropolitan Museum of ArtImage via Wikipedia

Roma, 15 apr. (Apcom) - Il Metropolitan Museum di New York celebra dal 6 maggio le top model degli anni Novanta con la mostra 'Model as a Muse'. Sul numero di maggio del mensile 'Marie Claire', la supermodel Helena Christensen e numerosi stilisti ricordano aneddoti di quegli anni. Per la Christensen essere definite icone è "meglio che stronze". La stilista Donatella Versace invece dichiara: "E' stato mio fratello Gianni a scoprirle. Tra loro non correva buon sangue. Una delle più famose fece lo sgambetto alla nuova arrivata, un'altra rubò l'imbottitura di un reggiseno". Per Dolce e Gabbana "Linda Evangelista era il boss: tutte le obbedivano. Mentre Naomi Campbell non era indisciplinata o violenta, anzi era dolcissima". Karl Lagerfeld dice: "Sono e rimangono non rimpiazzabili: perché Claudia Shiffer & Co. col tempo sono migliorate". Babeth Djian, direttore del magazine francese 'Numéro', ricorda: "La frase dell'Evangelista 'Non mi alzo dal letto per meno di 10mila dollari' ha segnato la vittoria definitiva per la generazione delle working girl indipendenti".
Wall Street Italia




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giovedì 9 aprile 2009

La moda è recessionista E i vip scoprono l’usato

Victoria BeckhamVictoria Beckham (via last.fm)

Recessionista batte fashionista 3 a 0 e stringe la cinta (non firmata) di uno-due buchi, segnando punti a favore d’una nuova tendenza più in linea con l’attuale precarietà globale. Terremoto di terra o terremoto di tasca, siamo tutti appesi a un filo e - finalmente - ne abbiamo un’asciutta consapevolezza, dopo la sbornia degli edonisti anni Ottanta. Un paio di mesi fa aveva cominciato quella biondina newyorchese (tipico colletto bianco Wasp), vista nelle tivù di tutto il mondo, mentre, in shorts di cotone felpato grigio, lasciava l’edificio, dove lavorava prima del crollo delle banche, scatolone d’ordinanza tra le mani e via andare, in sandali di gomma, verso il nulla della sua vita urbana: Wall Street l’aveva mollata con un sms, all’alba, causa crisi mondiale. E lei, seriosa, incarnava la moda survival proprio dentro la crisi: zero trucco, capelli puliti, lo stretto indispensabile addosso e addio Fifth Avenue, quella Quinta Strada così adorata dalle compulsive dell’acquisto, ormai fuori tempo massimo.

Però, che chic naturale! Chi ha visto la deliziosa commedia sciocca I love shopping, letteralmente: «amo comprare» (tratta dall’omonimo libro di Sophie Kinsella, una guru per ogni donna dalle mani bucate), ricorderà l’attrice americana Isla Fisher mentre si rovina la vita per acquistare un abito verde di Zac Posen, una cinta vintage da quaranta dollari e una borsa di Gucci. Il tutto, usando tre carte di credito a botta. Bene, quella scema di Rebecca Bloomwood, la shopping-dipendente che ogni uomo di buon senso evita, è roba di ieri. Oggi, persone come lei, che l’implacabile mondo della moda definisce «fashionistas», cioè seguaci della moda, vengono rimpiazzate dalle sorelle più giovani e neo-hippie, le «recessioniste». Ragazze appena licenziate, o giovani donne col marito rimasto senza lavoro, che si possono incontrare soltanto ai grandi saldi. Firmati, s’intende.

Anche il mondo della moda fa i suoi conti con la scarsità di denaro e allora s’impongono nuove icone. Basta con le burinate di Victoria Beckham, sempre addobbata come un lampadario, sia pur griffato. Benvenuta Julia Roberts, che ricevendo l’Oscar, col solito abito da gran sera, ma di seconda mano, lo disse a chiare lettere: «Vesto usato e mi trovo bene». Bandite le scarpe di pelle di coccodrillo, o di serpente, tacco dodici. Fine delle due «g» (glamour e gigantismo), simboli di un’altra epoca, spazzata via dalla recessione. La decade della decadenza è morta con la fine dei quattrini, del lavoro, delle risorse. E avanza un nuovo tipo di femminilità, che combina antichi valori (serietà, classicismo, sobrietà) e nuove penurie. Un esempio? La recessionista (costruita, va da sé, dal design, dalla moda e dalle riviste femminili di classe, vedi Vogue) non compra per comprare. La sua musa è Michelle Obama, che perlopiù si serve da un sarto cubano (Narciso Rodriguez), sostanzialmente vissuto come un poveraccio di sarto, bravo, per carità, ma pur sempre scampato a Fidel Castro. Altro che Valentino, buono per le edoniste alla Jackie Kennedy. Semmai, la recessione guarda a Grace Kelly, ai suoi raffinati twin-set (le nonne li chiamavano «argentine») buoni da giorno e da sera. Quella memorabile scena dal film hitchcockiano La finestra sul cortile in cui lei, pratica bionda tuttofare, s’installa a casa di lui (James Stewart), portando tutto l’occorrente in un minuscolo beauty-case, torna utile adesso, mentre di giorno non sappiamo se torneremo a casa, la sera, ammesso che la casa non l’abbia pignorata il fisco, o non sia finita in briciole, col terremoto. Naturalmente, ciò non significa che Miuccia Prada metterà in vendita le sue scarpe dal tacco vertiginoso ai prezzi di H&M, però la sua collezione primavera-estate ha già eliminato i colori trillanti e solari, da estate in Sardegna, preferendo insistere sui toni bruni e beige, più da brava segretaria un po’ in ferie, che da scialacquona allo champagne.

ilGiornale.it










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mercoledì 8 aprile 2009

Borse e Finanza: Eva Longoria indossa  il jeans delle celebrities -- LASTAMPA.it

Eva Longoria at the NBA All-Star WeekendImage via Wikipedia

L’attrice Eva Longoria è stata fotografata mentre indossava un paio di J Brand, modello Boyfriend “Steve”.

E’ il jeans che ogni donna almeno una volta ha rubato dal guardaroba del fidanzato: silhouette “baggy” , vita bassa, risvolto che lo rende volutamente maschile. Il denim utilizzato, sebbene “rude”, delinea la silhuette femminile, acquistando sempre più morbidezza con l’uso.
Molto sexy se indossato con tacchi alti, sportivo e pratico con zeppe e scarpe basse.

“Quanto è cute questo look” ha dichiarato Susie Crippen, direttore creativo del marchio che ha aggiunto: “con la sua grande ironia Eva è la perfetta interprete del Boyfriend Jeans”
LASTAMPA.it
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DressUp

domenica 5 aprile 2009

Converse, moda primavera estate 2009

"Converse" ['kɒ̃ɱvəs] è un'azienda statunitense che produce calzature dagli inizi del Novecento. Fu fondata da Marquis M. Converse nel 1908 a Malden in Massachusetts (USA).

Le All Star Converse erano state ideate nel 1923 da Chuck Taylor, un giocatore di basket professionista, che lavorando con la Converse le ideò per migliorare le sue scarpe e quindi il gioco. Per il resto della sua vita Chuck visse come ambasciatore del basket per la Converse, viaggiando attraverso tutta l'America, ispirando i giovani, insegnando il suo amore per il gioco.

Negli anni '70 e '80 trovarono un ampio mercato nel mondo della musica, infatti molti cantanti o musicisti di gruppi heavy metal, hard rock, punk rock, emo ecc. indossavano queste scarpe (Es. Angus Young degli Ac/Dc; alcuni membri dei Ramones e anche slash ex chitarrista dei guns n'roses). Con gli anni queste scarpe si sono diffuse anche tra il pubblico di massa.

Dal 9 luglio 2003 la Converse appartiene alla Nike dalla quale è stata comprata per 305 milioni di dollari, che le ha rilanciate come fenomeno di moda producendo molti nuovi modelli. Le All Star sono oggi disponibili in tinta unita di moltissimi colori oppure con disegni di vario tipo, come frutta, fiori, pois e svariate fantasie.


Converse, moda primavera estate 2009 Napoliaffari

martedì 31 marzo 2009

PAROLE DI COTONE e le Tshirt Messaggio

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PAROLE DI COTONE e le Tshirt Messaggio …l’Anima Addosso Benvenuti nel mondo Parole di Cotone, l’editore di Tshirt-Messaggio nato nel 1991 per diffondere letteratura, arte, musica e poesia in modo unico e innovativo.Con oltre 200 titoli e prestigiose collaborazioni con importanti personalità del mondo dello spettacolo e della cultura, Parole di Cotone rappresenta la realtà leader delle tshirt messaggio con le sue linee uomo e donna da indossare, regalare e collezionare.
Scopri la nuova Music Collection, ispirata ai grandi della musica e realizzata in collaborazione con Warner Chappel Music Italiana: le tshirt nascono dai testi e dal rock di Ligabue, Vasco Rossi, Zucchero e Irene Grandi.


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mercoledì 25 marzo 2009

Tessuti made in Sudtirolo per i tailleur di Michelle

Barack Obama and Michelle ObamaImage via Wikipedia



BOLZANO
Thakoon Panichgul, lo stilista di fiducia di Michelle Obama ha acquistato dei tessuti del rinomato lanificio Moessmer di Brunico per la creazione di un tailleur della first lady

Il designer, thailandese di origine e americano di adozione, ha ordinato dieci metri di un tessuto in lana grezza, color grigio-nero con fili viola, per il prezzo di 420 euro.

Non è la prima volta - ha scoperto il programma televisivo regionale Suedtirol heute - che Panichgul si rifornisce dalla ditta altoatesina. Ora penserebbe addirittura a una linea «Michelle Obama», utilizzando tra l’altro tessuti Moessmer. La ditta che vanta una lunga tradizione lavora lana proveniente dall’Australia e dal Sudafrica.

LASTAMPA.it

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Max&Co., una linea di accessori prodotti da donne keniote


Max&Co. ha scelto di partecipare al programma di Itc (International Trade Centre), joint agency di Wto e Onu (Unctad) “Africa inspires”, che coinvolge alcune delle comunità più povere dell’Africa in interventi finalizzati alla promozione dei valori “ethical fashion”, cioè di una moda che sente di poter offrire, assieme all’opportunità di un approccio responsabile al consumo, anche un contributo al miglioramento delle condizioni di vita di chi si trova in contesti particolarmente svantaggiati.

Attraverso il progetto Max&Co.&Africa&You attenzione e sensibilità a temi “etici” si sono tradotte in azione e nella possibilità di fornire un contributo concreto al miglioramento della vita di chi vive in condizioni di estrema marginalità.

In questa prima fase Max&Co. e Itc hanno sviluppato un progetto mirato di cooperazione con alcune comunità kenyote, fra cui Crochet Sisters, Toto Knits, Bidii ed altri (in buona parte self-help groups tutti al femminile), formati da donne africane, che vivono e lavorano negli slums di Nairobi e dintorni in condizioni di estrema povertà, ma che attraverso il ricorso al gruppo organizzato e solidale sono riuscite a produrre “piccoli tesori” all’uncinetto, utilizzando materie prime e lavorazioni assolutamente artigianali, preziose, realizzate localmente.

Questo primo progetto comune nasce da idee e contenuti di stile e design definiti insieme al team Max&Co.., interpretati e realizzati in Kenya, con un costante scambio tra Max&Co. in Italia e le comunità locali in Kenya.

Il risultato è una piccola collezione di mini e maxi borse a tracolla, trousse portatutto, mini e maxi bracciali, key-ring, cintura e sciarpa, il cui leit-motif è la lavorazione all’uncinetto, antica ed eseguita rigorosamente a mano: patch & flowers in cotone, successivamente ricamati con piccoli dischi decorati di osso (di mucca, animale edibile) e beads di legno locale, più dettagli in pelle, catene, zip e borchie in metallo, dall’aria “consapevolmente” fashionista.

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martedì 24 marzo 2009

Cis di Nola: Spacchi e squarci Parigi vede nudo

Da Chanel a Valentino: la pelle va esibita
Di giorno, sono severe, copertissime, imprigionate nei neri inchiostro. Di sera, diventano peccaminose. Spacchi e scolli salvano le donne dalla cupezza della crisi. Senza mezze misure. Da Chanel lo squarcio dell’abito da cocktail parte dal collo e finisce all’ombelico. Interrotto da una spanna di cucitura sul pube, si riapre dall’inguine all’orlo. Mentre da Valentino - disegnato da Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli - le essenziali toilette lunghe fino ai piedi hanno pannelli pizzicati su un fianco che scoprono la coscia fino all’attaccatura.

Ci vuole un fisico bestiale? Mica vero. Il fashion system ha imparato ad accettare anche le ciccione. In platea da Lagerfeld ecco le «Stanlio e Olio» della moda, la secca Kate Moss in giacca smoking, senza nulla sotto, saluta con un urletto Beth Ditto, l’ubertosa ventiseienne vocalist dei Gossip. Cento chili fasciati nello stretch, l’icona tatuatissima del mondo omosessuale (lesbica militante) si ispira nell’estetica a Miss Piggy, il maialino dei Muppet. Disinibita e strafottente posa anche nuda sulla copertina di «Love», il magazine dell’Herald Tribune. Le due «prezzemoline» delle sfilate, stasera saranno ospiti da «Fendi ‘0». La discoteca itinerante ricostruita al Vip Room Theatre di rue de Rivoli, dove la Ditto presenterà in anteprima mondiale il suo prossimo album con un concerto per 800 ospiti. Fra cui Lapo Elkann, Bianca Brandolini, Delfina Delettrez, Dasha Zhukova e Julie Depardieu.

Magre o grasse poco importa, sulla passerella dalla doppia «C» certe modelle con i fusò di lana pink hanno gambe più che ben tornite. Il kaiser della moda vede la vita in bianco e nero: abiti, tailleur e mantelli scuri sono accessoriati da polsi a jabot e gorgere candide, togli e metti come i Play Mobile. In testa un cappello a paglietta, qua e là pennellate di rosa e verde speranza (colore molto in auge). Borse? Una, trasparente con scomparti a blister per passare il metal detector senza problemi e trovare in un amen quel che serve (i compratori l’hanno ordinata a manetta). Scarpe? Iperboliche con tacchi interrotti da un anello centrale, slanciano le gambe incorniciate da spacchi a portafoglio, fatti per schiudersi continuamente.

Altro «accessorio», l’uomo oggetto, rappresentato da quattro boys «chanellosi». Il logo resta solo sui bottoni. La parola d’ordine è semplificare, ripulire per vendere. La prendono alla lettera Chiuri e Piccioli restituendo un Valentino minimal, grafico e scolpito. «Un distillato della griffe, senza fiocchi, volant e ruches. Il glamour della maison sta negli abiti dalla modernità rilassata, non nella vita che facciamo noi», dicono i due stilisti che ieri hanno debuttato con il pr^et à porter al Museo dell’Architettura. Location difficile, troppo illuminata, che toglie l’atmosfera magica tipica dei defilè Valentino. Lui è a New York per il lancio nelle sale del film biografico «The last emperor». Bruce Hoeksema (intimo dell’ex clan Valentino) descriverà al sarto le mantelle in visone turchese degradè, le rigide borse duplex in serpente, gli abiti smeraldo solcati da quegli spacchi killer. E gli riferirà anche dell’assoluta mancanza di rosso. La femminilità è nascosta ma strisciante sulle pedane parigine. Trapela da porzioni di pelle esibita, da micro dettagli, come i cuori incatenati che spiccano sulle calzature di Roger Vivier.
LASTAMPA.it

Cis di Nola

mercoledì 18 marzo 2009

In vetrina colori vivaci  e trasparenze contro la crisi

Gli esperti, leggerezza e creatività per combattere un clima “pesante”
ROMA
Tessuti leggeri, chiffon e organza, abiti in pelle, colori vivaci e trasparenze. La moda risponde alla crisi. E lo fa proponendo capi velati e creatività contro le ombre di un futuro sempre più incerto. Per gli esperti del settore, docenti universitari e insegnanti delle Accademie, la moda affronta con ottimismo le paure della società. Basta dare uno sguardo alle vetrine: dal viola al giallo, i colori forti monopolizzano le ultime tendenze e rappresentano i simboli dell’ottimismo con il quale si vuole affrontare una grande sfida.

«La tendenza alla trasparenza potrebbe accompagnare una ricerca di sicurezza - spiega all’Adnkronos la professoressa Luisa Valeriani, docente di Sociologia delle Arti e della moda all’Università La Sapienza - il tentativo di acquisire sicurezza attraverso il vedere tutto, anche quello che solitamente è nel retroscena. Il mettere in scena il retroscena o addirittura l’osceno, anche se ormai il nude look ci ha abituato a forme di nudità di ogni tipo. D’altra parte non dimentichiamo che il gioco tra vedo-non vedo fa parte della sensualità fin dai tempi antichi».

Materiali sempre più ricercati e leggeri, come la stessa pelle, resa sottilissima e simile alle stoffe, sono il frutto della ricerca e della creatività ma anche della voglia di leggerezza in un momento percepito come pesante. «La vera novità di quest’anno è che la pelle è resa sottilissima - spiega Liliana Tudini, vicepresidente dell’Accademia di costume e moda di Roma - Non si percepisce più la differenza con l’abito: la pelle ormai si tratta come una stoffa, viene pinzettata, decorata, intarsiata».

«Si è perso il limite nell’affrontare la pesantezza della pelle - prosegue Tudini - e si usa un’ampia gamma di colori, alcuni fino a qualche tempo fa impensabili e anche molte sfumature». «C’è voglia di leggerezza - aggiunge Diane Becker, Capo Dipartimento Design calzatura e accessori al Polimoda di Firenze - una leggerezza fresca, che implica speranza e che si contrappone alla pesantezza del momento che stiamo vivendo. I capi di abbigliamento è come se avessero un’anima dentro. Le stesse trasparenze oggi diventano metaforiche, rappresentano la voglia di vedere chiaro a livello finanziario e politico».

Ma l’utilizzo maggiore delle trasparenze deriva anche da una tecnica differente dal passato. «L’altra tendenza relativa alla trasparenza dei tessuti - spiega Valeriani - deriva dalla tecnica di design attuale con cui si creano gli abiti». Una tenica, spiega la docente, «che utilizza il computer, programmi come “photoshop” e non più il disegno a mano. Questa tecnica digitalizzata aiuta a sovrapporre sull’immagine da disegnare diverse siluette trasparenti fino a trovare la linea definitiva del design».

«I materiali sono sempre più leggeri come leggero è il lavoro», sottolinea la professoressa Valeriani rispondendo alla domanda se la leggerezza dei capi possa rispecchiare la precarietà. «Mi sembra una bella analogia - aggiunge - ma rischia di essere pericolosissima se la spostiamo sul concetto di “nuda vita”: nuda pelle come nuda vita. Questo della nuda vita è un concetto largamente usato dalla filosofia contemporanea. Il cittadino oggi non è più tutelato dalle leggi come all’inizio dello Stato moderno ma tende invece ad essere lasciato a se stesso e alla propria nuda vita».

Decisamente forti i colori, dal viola al giallo, che monopolizzano le vetrine. «Basta andare in giro per le vetrine - spiega Valeriani - per vedere per esempio quest’esplosione del viola, che si era già ampiamente consolidato. Sono colori molto forti ma abbinati anche a colori neutri, bilanciati. La tendenza dei colori forti è però anche un frutto di revival, che aiuta a non pensare a cose tristi».

«I colori neutri o spenti degli anni ’80 erano il gusto di una società ferente - prosegue la docente - Mentre i primi anni ’70, quando si profilò la crisi del petrolio, erano anni in cui trionfava il colore. Quello che mi sembra affiori oggi - aggiunge Valeriani - è una tendenza all’etnico molto forte: le collezioni di Parigi sono tutte sull’etnico o sul tema del viaggio». «Molte aziende presentano cataloghi di colori per la pelle alti 10 cm - sottolinea Tudini - con colori e sfumature prima impensabili per questo tipo di materiale».

Tra le ultime tendenze c’è la ricerca di novità senza guardare troppo al passato. «C’è un grande lavoro di ricerca e creatività da parte della moda - aggiunge Diane Becker - l’imperativo è proporre qualcosa di nuovo, che sia basato su una ricerca più profonda».

LASTAMPA.it
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Bombay Bicycle Club

Bombay Bicycle Club : I Bombay Bicycle Club sono una band indie rock londinese formatasi nel 2005. La band si è formata nel quartiere di Cro...